È approdata sul tavolo dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Verona una segnalazione formale per presunto comportamento non conforme al codice deontologico nei confronti di Riccardo Nocini. L’atto è stato indirizzato al presidente dell’Ordine, Gianfranco Guglielmi, alla vicepresidente Laura Tomezzoli e ai dodici consiglieri, nonché al presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli.
A presentare l’iniziativa è l’associazione Als–Fattore 2a Ets, realtà nazionale che rappresenta i medici specializzandi, per il tramite del presidente Massimo Minerva. Si tratta della stessa associazione che lo scorso 16 dicembre aveva già depositato un esposto all’Autorità nazionale anticorruzione, insieme a Bandiuniversità – assistita dall’avvocata Stefania Flore – in relazione alla nomina a professore ordinario del giovane otorinolaringoiatra trentatreenne, figlio dell’ex rettore Pier Francesco Nocini. In quella circostanza era stata inoltre inviata un’istanza alla rettrice Chiara Leardini per chiedere la sospensione dell’incarico, ipotizzando un conflitto di interesse e una violazione della normativa anti-parentopoli introdotta con la legge Gelmini.
La nuova segnalazione riguarda invece il profilo deontologico e, in particolare, il rispetto del codice comportamentale cui tutti i medici sono tenuti nell’esercizio della professione. Secondo quanto riportato nell’atto, lo scorso settembre il professor Nocini, in qualità di docente e tutor della scuola di specializzazione in otorinolaringoiatria, avrebbe inviato un messaggio WhatsApp dai toni giudicati perentori agli specializzandi.
Nel testo, citato nella segnalazione, si legge: «È una cosa gravissima e ne pagherete tutti finché rimarrò a Verona. Da domani con me in sala non darete più nemmeno i punti di cute». A innescare la reazione del docente, spiegano dall’associazione, sarebbe stata una vicenda legata a un intervento di rinoplastica effettuato nei giorni precedenti su un paziente molto noto e facoltoso. L’intervento, secondo quanto riportato, sarebbe stato registrato ufficialmente in modo diverso rispetto alla sua reale natura.
Nell’esposto si afferma che il messaggio sarebbe «diretta conseguenza di un ipotetico illecito riconducibile all’articolo 640 del codice penale», relativo al reato di truffa. Sempre secondo la ricostruzione, alcuni specializzandi avrebbero parlato della vicenda all’esterno e il docente, venuto a conoscenza della diffusione della notizia, avrebbe reagito con il messaggio contestato.
La segnalazione all’Ordine richiama in particolare i toni del contenuto e l’annunciata limitazione dell’attività formativa in sala operatoria per i giovani medici. Da qui la richiesta di valutare eventuali provvedimenti disciplinari nell’ambito delle competenze dell’Ordine professionale.
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