A Verona, la dialettica politica interna alla destra italiana non si limita alla contrapposizione con le forze progressiste, ma si gioca anche all’interno del centrodestra stesso, tra la Lega e l’area più radicale della cosiddetta estrema destra, con episodi, iniziative e posizioni che evidenziano frizioni crescenti.
Negli ultimi anni Verona è stata spesso al centro di iniziative e proteste legate ai gruppi di estrema destra, tra cui militanti e organizzazioni vicine a Forza Nuova e al suo dirigente più noto a livello locale, Luca Castellini. Castellini è una figura simbolo di un’estrema destra che non si limita all’antagonismo sociale, ma cerca di esercitare pressione politica diretta su temi e forze istituzionali.
Negli ultimi mesi, a dare nuovo impulso alle tensioni è stata una serie di dichiarazioni dirette di Castellini contro esponenti politici considerati moderati o istituzionali, tra cui critiche alla Lega e ad alcuni suoi rappresentanti regionali. In un commento recente, il vice segretario nazionale di Forza Nuova ha attaccato la linea politica della Lega su questioni internazionali come il conflitto in Ucraina, accusando membri del Carroccio di mancanza di coerenza e di non rappresentare gli interessi reali del “popolo italiano e veneto”.
Queste tensioni si inseriscono in un quadro più ampio in cui Verona è da tempo luogo di fenomeni legati ai gruppi di destra radicale: dalla presenza di manifestazioni e affissioni che richiamano posizioni filorusse o anti‑istituzionali, fino a episodi di scontro con l’ordine pubblico che hanno portato a arrestate diverse persone appartenenti alla galassia dell’estrema destra locale.
Per la Lega, che pure mantiene una forte base elettorale in Veneto, la relazione con l’estrema destra è complessa. Storicamente il Carroccio ha cercato di mantenere una posizione istituzionale pur attingendo a sensibilità conservatrici sul territorio. Tuttavia, la presenza di gruppuscoli radicali e di figure come Castellini ha più volte sollevato interrogativi sul limite tra consenso politico e legittimazione di posizioni non solo estremiste, ma spesso apertamente criticate da vaste fette dell’opinione pubblica.
Le reazioni istituzionali non sono mancate: forze politiche locali di centro‑sinistra e associazioni civiche hanno denunciato iniziative dell’estrema destra come potenziali fonti di “incitamento all’odio”, chiedendo alle autorità competenti di monitorare con attenzione e, in alcuni casi, di limitare manifestazioni considerate provocatorie.
In questo contesto, lo scontro tra Lega e frange radicali non è solo una questione di retorica politica, ma rappresenta un nodo simbolico della corsa a ridefinire l’identità della destra veronese e italiana: tra chi mira a consolidare una legittimazione istituzionale e chi, invece, vorrebbe spingere le battaglie politiche oltre i confini tradizionali, rifiutando mediazioni e cercando un ruolo più visibile nelle piazze e nella comunicazione territoriale.
MC






































