Scelte impopolari e opere concrete: la mobilità secondo Ferrari

 
 

Quattro anni con la delega alla Mobilità e Opere Complesse sono un tempo sufficiente per lasciare un’impronta, ma anche per raccogliere critiche, spesso rumorose. Tommaso Ferrari lo sa bene. Da quando è Assessore, Verona è attraversata da cantieri, modifiche alla viabilità, nuove piste ciclabili, revisioni della sosta. Un cambio di passo che ha inciso sulla quotidianità dei cittadini e che, inevitabilmente, ha fatto discutere.

Prima di entrare nel merito delle scelte, Ferrari racconta un retroscena: “Ogni tanto mi capita di leggere commenti sui social in cui si scrive che non ho la patente e che sarei contrario alle auto. Sorride. “In realtà per lavoro ho macinato chilometri e chilometri, altro che poco rispetto per le macchine”. È il segno di un clima divisivo, dove le decisioni sulla mobilità vengono spesso ridotte a slogan. “Ma dietro”, spiega, “c’è una visione che prova a guardare oltre l’oggi”.

Assessore, cosa risponde a chi si lamenta della sua linea di intervento in tema di mobilità?

“Il cambiamento è così: ti porta fuori dalla zona di comfort. È inevitabile. Se tocchi abitudini consolidate da decenni, la reazione è forte. Ma questo non significa che il cambiamento sia sbagliato. Significa che va elaborato, spiegato e accompagnato”.

C’è chi dice: Ferrari è contro le auto

“No. E allo stesso tempo sì, se per “contro” intendiamo che non penso l’auto debba essere l’unico modo di muoversi. Le città devono offrire diverse alternative di mobilità Ma questo non vuol dire demonizzare chi guida”.

Però molti rispondono: il trasporto pubblico non è all’altezza

“È vero. E non ho problemi a dirlo. Il trasporto pubblico va migliorato. Verona è una città che prima ha deciso di fare il tram, poi l’ha bloccato per paura dei cantieri, infine non è riuscita a fare la filovia per le stesse ragioni. Ora dobbiamo finalizzare le opere come tante altre città vicino a noi hanno fatto da tempo. Le infrastrutture non si annunciano: si fanno”.

Possiamo dire che Ferrari insiste sul concetto che non esiste una mobilità “buona” contro una “cattiva”?

“Una città che si muove meglio è una città che ha infrastrutture stradali a contorno della città, trasporto pubblico, ciclabilità efficienti. Tutti insieme. Se manca un pezzo, il sistema non funziona”.

La accusano di ideologia green

“Se per ideologia si intende fare le cose, allora sì, sono ideologico. L’ideologia degli ultimi anni è stata promettere infrastrutture e non farle mai. Qui invece ci sono opere concrete, cantieri aperti, scelte reali”.

Ma i cantieri creano disagi

“È vero. I disagi sono insiti nei cantieri e vanno gestiti. Chi fa, sbaglia, sempre. Chi non fa non sbaglia mai. I cantieri sono sistemi complessi, difficilmente prevedibili fino in fondo. Le critiche vanno ascoltate tutte con attenzione e i disagi mitigati, ma non possono diventare il motivo per non fare nulla”.

Ci porta un esempio?

“Se un cantiere (via XX Settembre ndr) oggi riduce il rischio di allagamenti per i prossimi 50 o 100 anni, con un anno di disagi, scegliamo di procedere o di fermarci per paura delle critiche? I problemi vanno risolti con sguardo non sul domani ma per la città dei prossimi 10 15 annii”.

C’è chi le contesta di pensare troppo alle piste ciclabili?

“Verona ha un sistema ciclabile frammentato. Molti non usano la bici perché si sentono insicuri. Il punto non è fare ciclabili “contro” qualcuno, ma dare a chi vuole muoversi in bici la possibilità di farlo in sicurezza”.

E aggiunge: “Dobbiamo uscire dalla logica ciclisti contro automobilisti. Siamo tutti automobilisti, ciclisti, pedoni e utenti del trasporto pubblico, in momenti diversi”.

Anche il senso unico sul lungadige tra Ponte Risorgimento e Ponte della Vittoria ha fatto discutere

“Quel tratto di lungadige ha problemi di sicurezza, soprattutto nella curva verso l’Arsenale. La carreggiata è stretta. Il senso unico può semplificare gli incroci e aumentare la sicurezza. Non è una crociata contro le auto ma dare spazio ai diversi utenti della strada”

Alta capacità e cantieri a Verona Est: qualche protesta

“Sono progetti nati anni fa. In alcuni casi il dibattito pubblico non è stato fatto per tempo. Dove siamo riusciti, come a San Massimo, il confronto ha aiutato a migliorare le scelte. A Verona Est i ritardi sono legati spesso a sottoservizi e interferenze non emersi prima. Abbiamo voluto organizzare moltissime assemblee pubbliche per cercare di avere un dialogo costante con cittadini e cittadine per valutare come poter mitigare i disagi. Non sempre è possibile cambiare progetti non sempre è possibile risolvere tutti i problemi ma l’amministrazione ha sempre il dovere di metterci la faccia”.

Rivendica invece il lavoro fatto sul nodo Ovest: “Via Albere doveva essere chiusa completamente durante i lavori del Nodo Ovest. Grazie alla concertazione siamo riusciti a trovare un’alternativa e Via Albere avrà solo delle chiusure notturne temporanee. Sembrano dettagli, ma fanno la differenza”.

Una città con tanti cantieri preoccupa?

“Io mi preoccuperei di più di una città senza cantieri. I cantieri dicono che la città sta cambiando”.

Sul trasporto pubblico servono più risorse

“Sì. Serve una sinergia comune con Provincia e Regione. Il Comune ha deciso di investire 500 mila euro all’anno. Servono più fondi regionali. Non per Verona soltanto, ma per tutto il Veneto. Serve sinergia, non scontro”.

Dopo la filovia si guarda già oltre?

“Abbiamo progettato il prolungamento verso il Quadrante Europa e lo abbiamo candidato a una bando ministeriale. Progettare serve: quando esce un bando, devi essere pronto. Questo significa costruire il futuro”.

Come immagina Verona tra 10-15 anni?

“Una città con alternative di mobilità efficaci: infrastrutture viarie efficienti, parcheggi scambiatori, trasporto pubblico efficiente, servizio ferroviario regionale con alte frequenze grazie all’arrivo della TAV, tariffe integrate, sharing mobility. Una città che non sia più solo centro e periferia, ma quartieri con pari dignità”.

E sul piano della sosta chiarisce: “Forse bisognava farlo dieci anni fa. Il piano precedente era del 1999. Omogeneizzare i quartieri a corona era necessario. Regimi diversi creavano disordine e disuguaglianza. Abbiamo introdotto anche le convenzioni nei parcheggi in struttura”.

In chiusura torna ai fatti: il sottopasso di via città di nimes,  l’incrocio della Fiera, opere viarie che oggi funzionano. “Prima o poi andavano fatte. Per anni si sono rimandate per paura delle polemiche. Noi ci siamo presi la responsabilità di farle e di portarle a termine”.

Poi, di nuovo, un sorriso: Ferrari torna a quei commenti letti online, alla patente negata dai social, all’odio immaginario per le auto. “Capisco le critiche, meno le caricature. Ma va bene così: l’importante è che Verona, tra qualche anno, si muova meglio di oggi”.

MC