Sanità, Bigon attacca il decreto regionale: “Così si limita l’accesso alle cure”

 
 

La riduzione a soli 20 giorni della validità delle ricette del Servizio sanitario regionale con priorità B accende lo scontro politico in Veneto. A sollevare forti critiche è la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, che annuncia il deposito imminente di un’interrogazione sul recente decreto dell’Area Socio-Sanitaria della Regione.

“Sostenere, più o meno esplicitamente, che la mancata prenotazione immediata significhi assenza di urgenza – afferma Bigon – mette in discussione la valutazione clinica del medico, che ha già stabilito una priorità sulla base di una visita e di una diagnosi”. Secondo la consigliera, il provvedimento introduce un ulteriore e improprio filtro di accesso al servizio sanitario pubblico.

Per Bigon si tratta di “un passo indietro grave nell’accesso alle cure per i cittadini”, che colpisce in particolare le fasce più fragili. “Non è accettabile – prosegue – che invece di potenziare i servizi e migliorare l’efficienza dei CUP, si continuino a scaricare le inefficienze del sistema sui pazienti e sui medici di base”.

La consigliera evidenzia inoltre un paradosso operativo: qualora il cittadino non riesca a prenotare una prestazione perché il CUP non prende in carico la richiesta, perché le liste risultano chiuse o perché viene invitato a richiamare, l’impegnativa rischia di scadere. “Il risultato – sottolinea – è un ulteriore carico burocratico sui medici di famiglia, già allo stremo, e un danno diretto per il cittadino, che vede ridotto il proprio diritto alla tutela della salute”.

Non mancano, secondo Bigon, effetti negativi sull’intero sistema sanitario. “Chi non riesce a prenotare in tempo sarà spinto a rivolgersi al Pronto Soccorso, pagando anche il ticket, contribuendo a sovraccaricare strutture già sotto pressione e ottenendo, paradossalmente, una presa in carico peggiore”.

Per la consigliera dem, la misura “non ha nulla a che fare con l’efficienza”, ma rischia piuttosto di disincentivare l’utilizzo del servizio sanitario pubblico, spingendo i cittadini verso il privato o verso percorsi più costosi e meno appropriati. “È un segnale sbagliato, ingiusto e pericoloso”, rimarca.

Da qui la richiesta formale alla Regione Veneto di revocare il provvedimento e di aprire un confronto con professionisti sanitari, sindaci e rappresentanze dei cittadini. “Servono soluzioni reali al problema delle liste d’attesa – conclude Bigon – come il potenziamento del personale CUP, l’ampliamento dell’offerta, un utilizzo più efficiente delle agende e una programmazione trasparente. La tutela del diritto alla salute deve tornare al centro”.