Rigenerazione urbana e sociale a Tregnago

 
 

Un luogo che torna a vivere grazie alla comunità. A Tregnago, nella frazione di Marcemigo, la “Casetta” riapre le sue porte dopo un percorso di rigenerazione che unisce interventi edilizi e partecipazione dal basso.

L’Amministrazione comunale ha annunciato con soddisfazione la restituzione dell’immobile, considerato un punto di riferimento storico e sociale per il territorio. Non solo un edificio recuperato, ma uno spazio simbolico affidato alla comunità perché possa gestirlo e animarlo nel tempo.

Come sottolinea il sindaco Simone Santellani, si tratta di «un atto di restituzione» che segna un cambio di prospettiva nel ruolo dell’ente pubblico: non più unico gestore degli spazi, ma promotore di processi condivisi e partecipati.

Un progetto sostenuto da più realtà

Il percorso è stato possibile grazie a un investimento articolato che ha coinvolto diversi soggetti. Tra questi il GAL Baldo-Lessinia, la Fondazione Cariverona, il Consorzio BIM Adige e il Comune di Tregnago.

In particolare, il GAL ha finanziato con 200 mila euro il progetto di comunità “Casetta di Marcemigo: fucina di comunità”, inserito nel programma di sviluppo locale “F.U.T.U.R.A.” 2023-2027. Un’iniziativa che si distingue per essere l’unica ad aver completato con successo il percorso di selezione previsto per questo tipo di progettualità.

«Un progetto che rafforza la coesione sociale e valorizza l’identità del territorio», ha evidenziato il presidente del GAL Ermanno Anselmi.

Non solo lavori, ma relazioni

Il recupero della Casetta non si è limitato agli aspetti strutturali. Fin dall’inizio, infatti, è stato avviato un percorso di coinvolgimento diretto della comunità, con incontri, attività di ascolto e momenti di coprogettazione.

Come spiega Sara Lucchi, l’obiettivo era costruire non solo uno spazio, ma una rete di relazioni: «Abbiamo lavorato insieme ai cittadini per capire come utilizzare al meglio la Casetta, rendendola un bene comune già vissuto e condiviso».

Un processo accompagnato anche dalla facilitatrice Giada Bosaro, che ha guidato il percorso di animazione sociale, fondamentale per rafforzare il senso di appartenenza e responsabilità collettiva.

Un punto di riferimento per tutto il territorio

La Casetta si candida ora a diventare un polo di riferimento non solo per Marcemigo, ma per l’intero Comune. Un luogo dove sperimentare nuove forme di gestione condivisa e attività sociali, culturali e aggregative.

Il progetto sarà ulteriormente sostenuto da un finanziamento aggiuntivo del GAL – quasi 20 mila euro – destinato alla comunicazione e alla promozione delle attività, come ricordato da Emanuela Maglio.

Il primo momento pubblico di questa nuova fase sarà l’evento del 9 maggio, pensato come una vera festa di comunità. Un’occasione per cittadini, associazioni ed enti di ritrovarsi e celebrare insieme la rinascita di uno spazio che torna a essere vissuto e condiviso.

La Casetta di Marcemigo diventa così un simbolo concreto di rigenerazione sociale: un luogo dove prendersi cura degli spazi significa, prima di tutto, prendersi cura delle persone.