Redditi sempre più diseguali, Sinistra Italiana chiama allo sciopero

 
 

La distribuzione della ricchezza in Italia continua a mostrare forti disuguaglianze. Con l’ultima manovra finanziaria, i cittadini con redditi intorno ai 28 mila euro all’anno riceveranno un bonus di appena un caffè al mese, mentre chi guadagna 200 mila euro potrà contare su oltre 400 euro.

Il governo di destra, nel frattempo, rilancia la flat tax per i lavoratori, ma secondo i critici il sistema è troppo semplificato: gli scaglioni fiscali sono pochi, e chi percepisce mezzo milione di euro all’anno paga la stessa aliquota di chi ne guadagna 51 mila. La situazione, denunciano, va oltre la legge Fornero, che alcuni leader avevano promesso di cancellare.

In questo contesto, le organizzazioni sindacali hanno convocato uno sciopero generale il 12 dicembre, per sostenere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.

A Verona, Perini Luca, segretario provinciale di Sinistra Italiana, sottolinea la necessità di una maggiore equità fiscale: “Noi come AVS siamo per una patrimoniale. Da anni proponiamo di tassare le grandi ricchezze. In Italia cresce la ricchezza complessiva e aumentano gli utili, ma cresce anche il numero dei lavoratori poveri e di chi non può permettersi cure sanitarie. Serve un fisco diverso e più giusto.”

Perini punta il dito contro la politica fiscale della destra: “Chi finge di non vedere l’aumento della quota di ricchezza prodotta dai patrimoni finanziari porta poi alle stelle la pressione fiscale sui redditi da lavoro. Noi vogliamo spostare il peso fiscale: chi lavora o è in pensione paghi di meno, chi vive di rendita o speculazione paghi di più.”

Il segretario aggiunge inoltre: “Gli stipendi pubblici e privati devono essere adeguati all’inflazione. Anche quando aumentano, quegli incrementi vengono consumati dal costo della vita crescente. E sull’età pensionabile, anziché alzarla, pensiamo sarebbe giusto ridurla.”

Infine, Perini sottolinea le difficoltà per i lavoratori nel partecipare allo sciopero: “Quando si sciopera si rinuncia a un giorno di stipendio. Per chi guadagna poco è una scelta difficile. Bisogna avere rispetto, e questo governo per chi lavora non lo sta dimostrando affatto.”