Rapporto “Stato e trend dei principali pollini allergenici in Italia”: correlazione tra inquinamento aria e allergie

 
 

“Stato e trend dei principali pollini allergenici in Italia (2003-2019)”. Il Rapporto descrive lo stato della presenza dei principali pollini allergenici e della spora Alternaria in Italia nel 2019 e gli andamenti delle loro concentrazioni in aria, misurate, dal 2003 al 2019, nelle stazioni di monitoraggio della rete POLLnet-SNPA e del Centro di monitoraggio aerobiologico di Roma Tor Vergata.


Il Rapporto, realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dal Sistema Nazionale per la protezione dell’Ambiente (SNPA), mette a confronto analisi omogenee, nei criteri di selezione del dato e di calcolo, delle serie storiche di dati prodotte nelle diverse regioni e prova a fornire uno strumento integrativo per la valutazione della qualità dell’aria e dei suoi effetti sulla salute umana.

I dati pollinici analizzati di riferiscono alle seguenti famiglie botaniche, tutte di rilevante interesse allergologico: Betulaceae, Asteraceae (anche chiamate Compositae), Corylaceae, Cupressaceae/Taxaceae, Poaceae (anche chiamate Gramineae), Oleaceae e Urticaceae.

Il Rapporto mette in evidenza che la ricerca scientifica e la normativa internazionale in tema di inquinamento atmosferico sono, ancora oggi, tipicamente indirizzate alla valutazione delle singole sostanze e dei loro effetti specifici: poco si sa dell’effetto cumulativo che più inquinanti presenti in aria ambiente nello stesso intervallo di tempo, a livelli di concentrazione elevati, possono avere sulla salute umana.

Lo conferma il fatto che è ancora poco studiata la possibile azione combinata degli inquinanti tradizionali con quella frazione granulometrica di materiale particolato di natura biologica (tipicamente con diametro aerodinamico vicino o superiore a 10 µm), composta da pollini e spore e che sembra avere conseguenze crescenti, in termini di allergie e asma, sugli abitanti dei centri urbani.

Tuttavia, negli ultimi anni, la consapevolezza pubblica della crescente importanza delle allergie e di altre malattie respiratorie ha portato a un maggiore sforzo scientifico per monitorare e prevedere in modo accurato e rapido polline, spore fungine e altri bioaerosol nella nostra atmosfera. A cui sia aggiunge il fatto che la certezza che i cambiamenti climatici avranno sempre più un impatto sulle distribuzioni mondiali di bioaerosol e sulla successiva salute umana, testimoniato un costante aumento di pubblicazioni scientifiche sui temi “allergia ai pollini” e “previsione sui pollini”.

La maggior parte degli studi recenti evidenzia un aumento di frequenza dell’allergia ai pollini. Diverse osservazioni epidemiologiche e studi sperimentali hanno suggerito l’esistenza di un legame tra inquinamento atmosferico e allergie. In tal senso, all’aumento dell’asma e della rinite negli ultimi vent’anni, nello stesso periodo si è verificato un progressivo aumento delle concentrazioni atmosferiche di inquinanti come ossido di azoto, ozono e polvere inalabile, in particolare legati al traffico veicolare.

Inoltre, numerosi dati sperimentali mostrano che le polveri respirabili possono aderire alla superficie del polline e che inquinanti quali diossido di zolfo, composti organici volatili, diossido di azoto vengono assorbiti dalle particelle e dall’agglomerato sulla superficie dei granuli di polline causando la pre-attivazione con rilascio dei loro allergeni.

A livello nazionale ed europeo non c’è obbligo di monitorare lo stato dei pollini, mentre l’Europa ha compiuto progressi nella lotta alle emissioni di alcuni inquinanti atmosferici. Ad esempio, le emissioni di anidride solforosa sono state ridotte in modo significativo negli ultimi anni grazie alla legislazione dell’UE che richiede l’uso della tecnologia di lavaggio delle emissioni e un minor contenuto di zolfo nei carburanti.

Tuttavia molti studi hanno dimostrato che l’inquinamento atmosferico causato dalle emissioni antropogeniche nell’atmosfera e il rilascio stagionale dei pollini allergenici stanno progressivamente influenzando la salute delle persone che vivono nelle aree urbane e possono causare gravi reazioni allergiche, in particolare quando l’inquinamento atmosferico si combina con picchi di allergeni da polline.

Il Rapporto evidenzia che una corretta valutazione della qualità dell’aria non può quindi prescindere dalla constatazione che gli esseri umani sono esposti a una complessa miscela di sostanze biologiche e abiologiche che sono emesse da varie fonti e soggette a processi atmosferici che possono creare nuovi inquinanti, con effetti potenzialmente gravi sulla salute.

I disturbi allergici sono un importante problema di salute pubblica con elevata diffusione in tutta Europa. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità dal 10 al 20% della popolazione europea soffre di allergie indotte dal polline (WHO, 2003). La presenza e le concentrazioni dei pollini aerodispersi sono legate al cambiamento climatico che ne influenza l’inizio, la fine e la durata della stagione, l’intensità e la distribuzione spaziale (EEA, 2019).

Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA, L.132, 2016) ha una propria rete di monitoraggio aerobiologico denominata POLLnet (http://www.pollnet.it) a cui partecipano attualmente 19 delle 21 Agenzie costituenti il Sistema con 61 stazioni di monitoraggio.

Per quanto riguarda la Regione Veneto, la rete di monitoraggio dei pollini aerodispersi, attivata da ARPAV a partire dall’anno 2001, è costituita da 8 campionatori, 7 di proprietà dell’Agenzia e 1 dell’Università degli Studi di Verona; tale strumentazione è installata presso alcune tra le sedi provinciali di ARPAV, presso presidi ospedalieri o presso edifici di altre organizzazioni pubbliche o private. Il campionamento dei pollini e delle spore avviene su base settimanale mentre l’identificazione dei pollini e la loro quantificazione è eseguita dai Dipartimenti provinciali, dal Dipartimento Regionale Laboratori, e dall’Università degli Studi di Verona – Dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina di Comunità per la stazione di Verona. I dati di concentrazione media giornaliera, calcolati per ogni stazione, sono stati utilizzati da ARPAV – Servizio Osservatorio Regionale Aria per la produzione settimanale di bollettini informativi pubblicati nel sito internet agenziale (vedere qui).

In questo rapporto ISPRA sui principali pollini allergenici in Italia, sono state analizzate serie di dati di concentrazione dal 2010 al 2019 di otto taxa (sette famiglie botaniche e la spora Alternaria) accumunati da una rilevante importanza per la salute umana. Dalla rappresentazione dei valori dell’Integrale Pollinico Allergenico per il 2019, si può notare quanto il fenomeno pollini aerodispersi sia poco uniforme sul territorio nazionale anche se si possono individuare alcune zone, come l’arco alpino o il bacino padano, accomunate da caratteristiche geografiche, in cui si registrano livelli paragonabili di granuli pollinici aerodispersi.

Nel 2019 il valore massimo dell’Integrale Pollinico Allergenico (IPA) è stato registrato a Firenze (78107), il minimo a Genova (3980) mentre Verona 44298, il dato più alto delle 7 città capoluogo di provincia. L’analisi statistica sugli otto taxa esaminati, ha permesso di evidenziare che nella maggior parte dei casi le stazioni ubicate nel territorio di una stessa provincia mostrano un trend coerente tra loro, supportando l’ipotesi che il trend non sia dovuto a situazioni locali, ma possa essere indicativo di una tendenza generale, nel territorio in esame.

Nella tabella 5.1.1 e seguenti del Rapporto sono riportati i valori calcolati per gli Integrali pollinici e di sporulazione stagionali e per l’Integrale Pollinico Allergenico del 2019. Queste mappe permettono di evidenziare la distribuzione non uniforme sul territorio italiano delle stazioni di monitoraggio aerobiologico attive che risultano maggiormente presenti nel Centro-Nord Italia. La rappresentazione dei valori dell’IPA mostrati nella mappa ci permette di vedere quanto poco il fenomeno pollini aerodispersi sia uniforme sul territorio nazionale e quanto sia ampia la forbice tra i valori massimi e i valori minimi.

Alberto Speciale

(foto di copertina: spore di Alternaria)

 
 
Alberto Speciale
Classe 1964. Ariete. Marito e padre. Lavoro come responsabile amministrativo e finanziario in una società privata di Verona. Sono persona curiosa ed amante della trasparenza. Caparbio e tenace. Lettore. Pensatore. Sognatore. Da poco anche narratore di fatti e costumi che accadono o che potrebbero accadere nella nostra città. Difensore dei diritti ambientali, il che mi ha procurato un atto di citazione milionario. Ex triatleta in attesa di un radioso ritorno allo sport.

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