Procreazione medicalmente assistita, premiata a Londra la ricerca dell’Aoui di Verona

 
 

Un importante riconoscimento internazionale premia la ricerca dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona nel campo della procreazione medicalmente assistita. Lo studio condotto dalla dottoressa Beatrice Crestani, ricercatrice e ginecologa dell’Aoui, è stato presentato al congresso ESHRE 2026 di Londra, il più autorevole appuntamento europeo dedicato alla medicina della riproduzione, aggiudicandosi il premio come “Miglior presentazione orale nelle Scienze mediche”.

Il lavoro ha ottenuto anche un’ampia eco internazionale, tanto da essere rilanciato dalla BBC News, che ha dedicato un servizio con un’intervista al medico veronese impegnato nell’Unità semplice dipartimentale di Procreazione medicalmente assistita di Borgo Trento, diretta dalla dottoressa Rossana Di Paola.

Lo studio su oltre 2.700 trasferimenti di embrioni

La ricerca, realizzata insieme al dottor Mauro Cozzolino, direttore della clinica IVI di Bologna, è stata pubblicata anche sulla prestigiosa rivista scientifica Human Reproduction.

Gli studiosi hanno analizzato 2.760 trasferimenti di embrioni effettuati su 1.774 donne sottoposte a ovodonazione tra marzo 2021 e dicembre 2024, confrontando quattro diverse fasce d’età: 35-40 anni, 41-45 anni, 46-49 anni e oltre i 49 anni.

Sono stati valutati il tasso di gravidanza, i nati vivi, gli aborti spontanei e le caratteristiche dell’endometrio, evidenziando come l’utilizzo di ovociti provenienti da donatrici giovani migliori significativamente le probabilità di successo, ma non elimini completamente l’effetto dell’età biologica della donna che riceve l’embrione.

Secondo gli autori, il successo della gravidanza dipende infatti dall’interazione di diversi fattori, tra cui le condizioni dell’utero e dell’endometrio, oltre all’età paterna.

I 49 anni rappresentano una soglia significativa

Dall’analisi emerge che i 49 anni rappresentano una soglia clinicamente rilevante.

Il tasso di gravidanza per singolo trasferimento di embrione passa infatti dal 54% nelle donne tra i 35 e i 40 anni al 42,6% nelle over 49.

Anche il tasso di bambini nati vivi diminuisce, passando dal 46,2% al 31,7%, mentre gli aborti aumentano dal 24,2% al 37,6%.

Resta comunque elevato il tasso cumulativo di nati vivi considerando tutti gli embrioni disponibili: 80% nelle donne tra 35 e 40 anni contro il 62,5% nelle pazienti oltre i 49 anni, con una media di quattro embrioni per donna.

Di Paola: “Fondamentale un counselling personalizzato”

«L’ovodonazione rappresenta oggi una delle strategie più efficaci per consentire di realizzare il proprio progetto di maternità a molte donne con insufficienza ovarica, in età riproduttiva avanzata o con una storia personale di tumori in età fertile. Verona è infatti un centro di Oncofertilità», spiega la dottoressa Rossana Di Paola, direttrice dell’Usd Procreazione medicalmente assistita.

«In Veneto questo trattamento è accessibile fino al compimento del cinquantesimo anno di età. È quindi fondamentale garantire un counselling accurato e personalizzato, basato sulle migliori evidenze scientifiche, affinché ogni coppia possa prendere decisioni consapevoli e con aspettative realistiche. All’Aoui di Verona lavoriamo ogni giorno per offrire un percorso multidisciplinare fondato sulla ricerca e sulla personalizzazione delle cure».

Crestani: “L’orologio biologico continua a contare”

Per la dottoressa Beatrice Crestani, il lavoro contribuisce a superare una convinzione consolidata.

«Per molti anni si è ritenuto che l’invecchiamento riproduttivo dipendesse esclusivamente dalla qualità degli ovociti e che sostituire quelli di una donna di età avanzata con quelli di una donatrice giovane fosse sufficiente ad azzerarne gli effetti. Oggi sappiamo che non è completamente così».

La ricercatrice sottolinea che già dopo i 46 anni aumenta il rischio di aborto, mentre oltre i 49 anni il rischio risulta quasi doppio rispetto alle donne più giovani.

«È però importante interpretare correttamente questi dati», precisa. «Il tasso cumulativo di nati vivi rimane comunque molto elevato, pari all’80% tra i 35 e i 40 anni e al 62,5% oltre i 49 anni. Si tratta quindi di risultati ancora incoraggianti».

Secondo Crestani, durante il counselling è indispensabile considerare anche l’età della donna ricevente.

«L’ovodonazione migliora in modo sostanziale le probabilità di successo, ma non sembra annullare completamente l’effetto dell’età materna. È probabile che anche utero ed endometrio contribuiscano all’esito della gravidanza e che, con l’avanzare dell’età, intervengano meccanismi biologici, immunologici ed epigenetici che influenzano l’impianto e il mantenimento della gravidanza. Saranno necessari ulteriori studi per chiarire questi aspetti».