Personale sanitario dall’estero, Bigon: «Prima valorizziamo i nostri professionisti»

 
 

Secondo Bigon, il problema principale resta la difficoltà del sistema sanitario regionale nel trattenere medici e infermieri già formati. «I dati parlano chiaro: uno su cinque rassegna le dimissioni – sostiene la consigliera –. Un segnale d’allarme gravissimo, sintomo di un sistema sanitario in profonda sofferenza».

La critica riguarda soprattutto le condizioni di lavoro e le retribuzioni. «La nostra Regione investe risorse per laureare e formare professionisti di altissimo livello che poi lasciamo scappare a causa di condizioni di lavoro insostenibili e retribuzioni inadeguate», afferma Bigon.

Per la consigliera, il ricorso a personale formato all’estero non dovrebbe diventare la soluzione principale alla carenza di organico. «Invece di tamponare con scorciatoie – sottolinea – aprendo i reparti pubblici e le case di riposo a personale reclutato all’estero, spesso con barriere linguistiche e senza un immediato riconoscimento dei titoli, la vera svolta si fa con gli investimenti».

Bigon chiede quindi maggiori risorse per personale, strutture e tecnologie sanitarie, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro e trattenere i professionisti già presenti.

La consigliera regionale allarga poi la critica al piano politico e accusa la maggioranza di incoerenza sul tema dell’immigrazione.

«Siamo di fronte a un’ipocrisia palese – afferma –. I partiti di maggioranza sventolano la bandiera della stretta sull’immigrazione quando le nostre imprese chiedono operai e manodopera, ma poi spalancano le porte e derogano alle regole quando si tratta di coprire le falle della sanità pubblica».

Per Bigon, il Veneto dovrebbe affrontare la carenza di personale attraverso una programmazione strutturale e una maggiore valorizzazione delle professionalità già presenti.

«Il Veneto e i suoi cittadini vogliono una visione d’insieme, programmazione e valorizzazione delle nostre eccellenze, non propaganda a fasi alterne», conclude.