Ottanta cuoche a lezione di sostenibilità alimentare

 
 

Un esercito di ottanta cuoche provenienti da tutta la provincia di nuovo sui banchi per imparare i trucchi per combattere lo spreco alimentare. Sono le “regine dei fornelli” delle scuole dell’infanzia di ispirazione cattolica associate a Fism Verona, la Federazione italiana scuole materne, chiamate a raccolta nella sede di Lungadige Rubele per un incontro di formazione che ha dato il via al progetto di sostenibilità alimentare Real Food (Recupero delle eccedenze alimentari attraverso il lavoro) voluto dalla Cooperativa sociale Panta Rei, in collaborazione con le Acli e il patrocinio di Fondazione Cattolica, e di cui Fism sarà parte attiva.

«L’idea è di partire coinvolgendo prima di tutto il nostro personale di cucina, un vero e proprio fiore all’occhiello del progetto educativo delle nostre 177 scuole (quasi tutte con cucina interna, ndr) perché non solo rispondono a un bisogno del bambino preparando pranzo e merenda, anche grazie a diete speciali studiate individualmente, ma attraverso i loro piatti e le loro attenzioni veicolano anche molta affettività. Poi, a partire dal prossimo anno scolastico, l’intenzione è di ampliare il raggio d’azione anche ai genitori e ai bambini con una serie di laboratori», spiega Francesca Balli, vicepresidente Fism e referente per il coordinamento pedagogico. «L’obiettivo è creare da una parte una cultura dei cibi a chilometro zero, perché desideriamo che ogni nostro istituto sia una risorsa per il paese che la ospita, una vera scuola di comunità, dall’altra sensibilizzare al recupero delle eccedenze, per non alimentare il fenomeno dello spreco alimentare».

Un fenomeno dalle proporzioni ormai insostenibili. Stando a un recente rapporto Fao, ogni anno nel mondo vengono gettate via 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. In Italia, il valore dei prodotti alimentari “sprecati” raggiunge i 15 miliardi di euro, pari allo 0,95 del Pil. Ciò che è peggio, il 51,2%  della frutta e il 41,2% della verdura vengono gettati via quando ancora sono freschi: la mela ammaccata che ci rifiutiamo di mangiare, le foglie di lattuga più dure che non vogliamo mettere nell’insalata.

Ma un modo per porvi rimedio c’è, anche se si tratta di «una sfida soprattutto culturale», come spiega Piercarlo Roi, presidente dell’associazione di promozione sociale Prowin: «Occorre innanzitutto recuperare il valore del cibo, quindi utilizzare come “leve fiscali” soluzioni già previste dalla normativa per premiare chi recupera le eccedenze e “punire” a livello di tassa rifiuti chi ne produce di più; ancora, incentivare la donazione del cibo che eccede. Ma nella filiera che va dalla produzione agricola fino al consumo, sono le famiglie le più “sprecone”: il 78 per cento degli sprechi, infatti, avviene a livello domestico. Sono loro, per esempio, che dovrebbero preferire la spesa quotidiana, ricomprando di giorno in giorno solo ciò che effettivamente hanno consumato. Ultimo tassello, l’educazione alimentare, da cominciare già in tenera età».

Conferma Martina Tommasi, che per Acli segue il progetto Rebus per il recupero delle eccedenze alimentari all’interno delle mense scolastiche negli istituti del Comune di Verona, che vengono destinate alle famiglie in stato di bisogno. «E’ importante trasmettere ai ragazzini, per esempio, che non devono farsi riempire il piatto dalle operatrici della mensa per poi avanzare, ma piuttosto chiedere il bis in un secondo tempo. Le operatrici, dal canto loro, possono contribuire a fornire ai bimbi delle nozioni sulla corretta alimentazione come la stagionalità di frutta e verdura, le porzioni giornaliere consigliate».

Una buona pratica che, di qui in avanti, varcherà la soglia anche delle scuole Fism, grazie alla collaborazione della cooperativa sociale Panta Rei, che si occupa dell’inserimento lavorativo di soggetti deboli. «Due anni fa nel nostro ristorante La Groletta di Rivoli Veronese abbiamo dato il via a un progetto di trasformazione di prodotti del nostro orto e chilometro zero in sottoli e sottaceti«, spiega la presidente Elena Brigo. «A questo abbiamo collegato l’aspetto della lotta allo spreco con il progetto Real.Food e quello della sensibilizzazione sui temi della corretta alimentazione, che realizzeremo nei prossimi mesi in collaborazione proprio con Fism Verona grazie a un ciclo di laboratori pratici ed esperienziali sulla conoscenza della materia prima e il tema dello spreco rivolto ai bambini e ai loro genitori. Un esempio di economia circolare dal basso, che attraverso il recupero del surplus alimentare promuove e diffonde una cultura di sostenibilità alimentare e territoriale verso tutta la comunità, partendo dalle scuole, fino a diventare una buona pratica di consumo per tutti i cittadini».

 
 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here