Non voto o poltrona? Castellini critica Valdegamberi e Vannacci

 
 

In vista della conversione parlamentare del decreto per la proroga dell’invio di armi all’Ucraina, emergono posizioni contrastanti all’interno del centrodestra.

Il consigliere regionale della Lega, Stefano Valdegamberi, in occasione della Giornata Mondiale della Pace, ha rivolto un appello chiaro ai parlamentari: non votare il decreto. “La maggioranza degli italiani è contraria all’invio di armi – sottolinea Valdegamberi – e la Lega dovrebbe seguire la linea già indicata dal senatore Claudio Borghi e dal generale Roberto Vannacci”.

Secondo Valdegamberi, la riproposizione automatica dell’invio di armi non rappresenta una strategia di pace, ma il prolungamento di un conflitto che provoca instabilità, vittime e gravi conseguenze economiche anche per l’Italia. “Serve un segnale politico forte, che riaffermi la centralità del Parlamento e difenda l’interesse nazionale. L’Italia non può limitarsi a ratificare decisioni prese altrove”, spiega, citando come esempio la linea del primo ministro ungherese Viktor Orbán, basata sulla diplomazia e sul rifiuto di un coinvolgimento militare più profondo.

Duro il commento di Luca Castellini, vice segretario nazionale di Forza Nuova, che attacca la Lega e i suoi esponenti. “Se la Lega votasse a favore del decreto, Valdegamberi dovrebbe dimettersi da consigliere regionale e Vannacci da vice segretario nazionale per coerenza e serietà”, afferma Castellini. Secondo il vice segretario FN, molti politici fingono di remare contro il sistema solo per conservare il consenso elettorale, mentre il popolo italiano e veneto è stanco dei teatrini politici: “La maggioranza non vuole la guerra alla Russia e ha smesso di credere a chi si presenta come salvatore della patria mentre sostiene scelte contrarie all’interesse nazionale”.

Il contrasto tra le due posizioni evidenzia la complessità interna al centrodestra sul tema della politica italiana verso il conflitto in Ucraina: da un lato, un appello alla non partecipazione militare e alla diplomazia; dall’altro, un’accusa di ipocrisia e mancanza di coerenza politica.