Come incidono le riforme sulla vita reale di persone, famiglie e operatori? È la domanda al centro del convegno “Quando la riforma tocca la vita reale: operatori e famiglie davanti al cambiamento”, promosso dalla Fondazione Pia Opera Ciccarelli e dedicato allo stato di attuazione della riforma promossa dal Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza.
L’iniziativa, patrocinata dall’ULSS 9 Scaligera, dalla Provincia di Verona, dai Comuni di San Giovanni Lupatoto e Verona e dalla Diocesi di Verona, si è svolta nella sede della Fondazione e ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, Terzo settore e operatori del sistema socio-sanitario.
Ad aprire i lavori i saluti istituzionali, tra cui quello del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, che in un messaggio scritto ha richiamato il cuore della riforma: il “Progetto di vita personalizzato e partecipato”, pensato per superare le frammentazioni tra ambito sanitario, sociosanitario e sociale e costruire interventi integrati attorno alla persona e alla sua famiglia. «Non è solo una revisione tecnica – ha scritto – ma un cambio culturale, dai servizi standardizzati a percorsi flessibili, orientati alla qualità della vita e alla piena partecipazione sociale».
La prima sessione, coordinata dal professor Giorgio Mion dell’Università di Verona, ha visto gli interventi di monsignor Andrea Gaino, presidente della Fondazione, e di Marco Trabucchi, direttore scientifico del Gruppo di Ricerca Geriatrica. È emerso come il Patto per la non autosufficienza rappresenti un passaggio significativo verso maggiore equità e inclusione, ma richieda risorse adeguate, competenze diffuse e una regia istituzionale condivisa per evitare che le buone intenzioni restino sulla carta.
Tra i relatori anche Cristiano Gori, docente all’Università di Trento e coordinatore del Patto – coalizione che riunisce oltre 60 organizzazioni rappresentative di anziani, pensionati, famiglie e ordini professionali – ed Elisabetta Bellinello, direttrice socio-assistenziale dell’Opera della Provvidenza S. Antonio, che hanno offerto uno sguardo operativo sull’impatto della riforma nei servizi.
Il cuore del convegno è stata la tavola rotonda, dedicata alla sostenibilità e alla qualità dell’assistenza in una fase di profonda trasformazione del sistema socio-assistenziale. Le criticità attuali – dalla carenza di personale alle risorse limitate – sono state lette come occasione per ripensare e innovare il welfare, promuovendo dignità per le persone più fragili, solidarietà tra generazioni e sostenibilità nel tempo.
Particolare attenzione è stata riservata alla condizione degli operatori, chiamati a gestire bisogni complessi in contesti spesso segnati da difficoltà strutturali. Investire in formazione, valorizzazione delle competenze e riconoscimento professionale è stato indicato come elemento imprescindibile per garantire qualità e continuità nei servizi.
È stata inoltre ribadita l’urgenza di rafforzare l’integrazione tra ambito sociale e sanitario, superando frammentazioni e disomogeneità territoriali, e di consolidare la rete tra istituzioni, enti del Terzo settore e famiglie. Solo attraverso cooperazione e responsabilità condivisa – è stato sottolineato – sarà possibile costruire un sistema di assistenza capace di rispondere ai bisogni presenti e futuri delle persone non autosufficienti e con disabilità.
A simboleggiare l’evento è stata l’immagine dell’Uomo vitruviano, concessa dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia: un richiamo all’armonia e alla centralità della persona, da rimettere al centro di ogni politica e azione di cura.



































