‘Ndrangheta a Verona, PD: “scenario inquietante e inaccettabile”

 
 

Il Partito Democratico veronese interviene con toni duri dopo le gravi rivelazioni emerse dal maxi processo “Glicine-Acheronte” in corso a Crotone, che sta portando alla luce un presunto intreccio tra politica, imprenditoria e ’ndrangheta con diramazioni fino a Verona.

Secondo quanto riportato dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Mercurio, ex “fatturista” della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, durante la sindacatura di Flavio Tosi sarebbe stato organizzato un sistema di fittizi cambi di residenza per circa un centinaio di operai provenienti dalla Calabria, al fine di farli votare nel capoluogo scaligero. A ciò si aggiungerebbero, sempre secondo il pentito, accordi per la gestione di subappalti edilizi e presunti legami con assessorati, associazioni e imprese locali.

«È uno scenario inquietante e inaccettabile – sottolinea il segretario provinciale Franco Bonfante – che non può e non deve trovare spazio nella nostra comunità. L’ombra della ’ndrangheta su Verona è qualcosa che tutti, a prescindere dal colore politico, dobbiamo respingere con fermezza».

Il Pd chiede che i citati in alcuni resoconti giornalistici ma non indagati, chiariscano pubblicamente quanto emerso dalle testimonianze. Inoltre, il partito sollecita un impegno bipartisan per una verifica rigorosa e trasparente di tutti gli appalti e le commesse pubbliche del Comune di Verona nel periodo interessato.

Tra le richieste avanzate anche quella di accertare le modalità con cui furono concesse le residenze ai cittadini provenienti da Isola Capo Rizzuto: «Vogliamo sapere chi ha effettuato i controlli e se vi siano state responsabilità amministrative» afferma Bonfante.

«Verona – prosegue la nota del Pd – è un crocevia strategico di commerci e culture, e non può essere lasciata preda di cosche e consorterie. Il territorio deve restare pulito, la trasparenza e la legalità devono essere difese con determinazione».