Anna Lisa Nalin, capolista della lista “Uniti per Manildo” su Verona, e Lorenzo Dalai, candidato della stessa lista, hanno deciso di scendere in campo al fianco dei cittadini di Località Carrara a Grezzana, che da anni vivono un incubo ambientale. Al centro della vicenda c’è l’impianto di trattamento rifiuti pericolosi e non pericolosi della ditta Falzi S.r.l., che negli ultimi anni ha subito una trasformazione radicale, passando da una semplice attività di raccolta rottami metallici a un vero e proprio centro di trattamento di rifiuti speciali-pericolosi a pochi metri dalle abitazioni.
DA ROTTAMI METALLICI A RIFIUTI PERICOLOSI: UNA TRASFORMAZIONE SOSPETTA
La storia inizia nel 1976, quando Giuseppe Falzi fondò in Località Carrara un’attività di raccolta rottami di ferro, compatibile con le abitazioni già presenti nella zona dagli anni ’70. Per quarant’anni l’azienda ha lavorato esclusivamente con materiali metallici, senza creare particolari problemi al vicinato.
“Poi, nel febbraio 2017, è accaduto qualcosa di molto grave”, spiega Anna Lisa Nalin. “Mentre Zeno Falzi ricopriva il ruolo di consigliere provinciale, la Provincia di Verona ha rilasciato alla sua azienda familiare autorizzazioni per trattare rifiuti pericolosi e non pericolosi in un’area dove ne vigeva espressamente il divieto. Siamo passati da 27 codici CER autorizzati a 116, di cui 24 pericolosi. E tutto questo è avvenuto mentre il titolare dell’azienda sedeva tra i banchi dell’ente che doveva autorizzare”.
Ma la vicenda non finisce qui. Nel luglio 2022, nonostante il parere negativo dell’ULSS 9 Scaligera che evidenziava rischi per la salute pubblica, il Consiglio Comunale di Grezzana ha approvato la Variante n.10 al Piano degli Interventi, trasformando l’area da zona artigianale a zona industriale per raccolta e commercio rifiuti. “All’epoca Zeno Falzi era assessore comunale”, sottolinea Lorenzo Dalai. “Una variante urbanistica fatta su misura per la propria azienda, che ha reso legale ciò che prima non lo era. Questo è il classico esempio di conflitto di interessi che non possiamo più tollerare”.
QUANDO LA SALUTE VIENE DOPO GLI INTERESSI PRIVATI
I residenti di Località Carrara hanno iniziato a segnalare problemi già dal 2018: polveri che si depositano ovunque, odori acri che costringono a tenere le finestre chiuse anche d’estate, rumori continui che impediscono di vivere serenamente. Le loro richieste di intervento al Comune sono rimaste inevase per anni.
“L’ULSS 9 Scaligera è stata chiara per ben due volte”, denuncia Dalai. “Nel 2022 ha bocciato la variante urbanistica, specificando che attività di demolizione e recupero materiali sono insediabili in contesto abitato solo se dimostrano l’assenza di molestia o pericolo per il vicinato. Nel 2024 ha ribadito il parere negativo sul progetto di ampliamento. Eppure la Regione ha continuato l’iter autorizzativo come se nulla fosse. È inaccettabile”.
Il Comitato Tecnico Regionale VIA, nel novembre 2024, ha finalmente dato ragione ai cittadini bocciando il progetto di ampliamento. Nella sua relazione emergono dati inquietanti: i nuovi box per lo stoccaggio dei rifiuti disterebbero meno di 20 metri dalle abitazioni, la pressatura dei rifiuti avverrebbe all’aperto (L’attività di triturazione era eseguita NON autorizzata e la Regione gliel’ha impedita) e le operazioni previste comporterebbero inevitabili emissioni diffuse e odorigene impossibili da contenere.
NUMERI CHE FANNO PAURA
Il progetto attualmente in discussione presso la Regione prevede un incremento che definire mostruoso è un eufemismo: la capacità di stoccaggio passerebbe da 870.000 kg a 4 milioni di kg di rifiuti, quasi 5 volte tanto. Ma il dato più allarmante riguarda i rifiuti pericolosi: si passerebbe da 50.000 kg a 1,5 milioni di kg, ben 30 volte superiore. Parliamo di rifiuti che possono contenere solventi, sostanze chimiche, materiali potenzialmente cancerogeni.
“Immaginate di vivere con i vostri bambini a 10 metri da dove vengono stoccati questi materiali”, dice Anna Lisa Nalin sconcertata da quanto appreso. “Immaginate di non poter più aprire le finestre di casa vostra, di non poter più mandare i figli a giocare in giardino. Questa è la realtà quotidiana di centinaia di persone, e nessuno fino ad oggi ha fatto nulla per fermare questo scempio”.
LE NOSTRE PROPOSTE CONCRETE
Nalin e Dalai non si limitano alla denuncia, ma presentano un pacchetto di proposte concrete che si impegnano a portare avanti in Consiglio Regionale qualora venissero eletti.
In primo luogo, chiedono la revoca immediata dell’autorizzazione n.967/2022 rilasciata alla Falzi S.r.l. “Non è più compatibile con la zona residenziale”, spiega Nalin, “e contrasta con i ripetuti pareri negativi dell’autorità sanitaria. La Regione ha il dovere di tutelare i cittadini”.
In secondo luogo, propongono una modifica strutturale del Piano Regionale Rifiuti, eliminando la deroga che permette di installare impianti vicino a zone residenziali purché l’area abbia una “destinazione urbanistica propria”. “È una scappatoia normativa che permette situazioni paradossali come questa”, argomenta Dalai. “Un impianto di trattamento rifiuti pericolosi non può stare a due passi dalle case, punto e basta. Il Piano va riscritto mettendo al centro la salute dei cittadini”.
La terza proposta riguarda incentivi regionali per la rilocalizzazione dell’attività in un’area davvero idonea, lontana da abitazioni e recettori sensibili, utilizzando strumenti come il credito edilizio già previsto dalle norme provinciali. “L’azienda ha diritto di lavorare e crescere”, riconosce Nalin, “ma nel posto giusto. La Regione deve aiutare questo processo di rilocalizzazione, non ostacolare i cittadini che chiedono solo di vivere in un ambiente salubre”.
Infine, chiedono l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che coinvolga Regione, Provincia, Comuni, AULSS e rappresentanti dei cittadini per monitorare tutti gli impianti del Veneto che, pur avendo destinazione urbanistica propria, si trovano pericolosamente vicini ad aree abitate.
CITTADINI CHE NON SI ARRENDONO
I Residenti della Località Carrara hanno chiesto aiuto ai loro concittadini di Grezzana, i quali si sono attivati raccogliendo 558 firme contrarie al progetto di ampliamento, e hanno ottenuto il sostegno di associazioni ambientaliste di primo piano come ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente e Italia Nostra.
“Quando abbiamo incontrato questi cittadini”, racconta Dalai, “ci siamo trovati davanti persone disperate ma non rassegnate. Gente che ha comprato casa in quella che doveva essere una zona tranquilla e si ritrova a respirare polveri e a sopportare rumori e odori insopportabili. Famiglie che non sanno più come proteggere i propri figli. È nostra responsabilità dare voce a queste persone e combattere al loro fianco”.
L’IMPEGNO PER UN VENETO PIÙ GIUSTO
“Se i cittadini di Grezzana e della provincia di Verona ci daranno fiducia”, conclude Anna Lisa Nalin, “questa battaglia sarà la nostra priorità dal primo giorno in Consiglio Regionale. La Regione Veneto non può più permettersi di ignorare pareri sanitari negativi, di chiudere gli occhi davanti a evidenti conflitti di interessi, di sacrificare la salute dei cittadini sull’altare degli interessi economici privati”.
“Siamo favorevoli all’economia circolare e al corretto trattamento dei rifiuti”, aggiunge, “ma tutto questo deve avvenire nel massimo rispetto delle persone e dell’ambiente. Mai più impianti pericolosi vicino alle case. Mai più varianti urbanistiche fatte su misura per interessi privati. È ora di rimettere al centro i diritti dei cittadini”.












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