«Un femminicidio ogni tre giorni non è un fatto di cronaca, ma un’epidemia culturale». Con queste parole Mattia Mosconi, candidato del Partito Democratico al Consiglio regionale del Veneto, interviene nel dibattito nazionale sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, replicando alle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che aveva accusato l’opposizione di voler “sfruttare” la tragedia dei femminicidi per fini politici.
«L’accusa del ministro è incommentabile – afferma Mosconi –. La destra, accecata dall’ideologia, non riesce a guardare con lucidità la realtà. Davanti a un numero crescente di donne uccise, non possiamo continuare a parlare di casi isolati. È una vera emergenza sociale che va affrontata con l’educazione e la prevenzione, partendo dalle scuole».
Per il candidato dem, introdurre nei programmi scolastici l’educazione sessuo-affettiva significa «formare una nuova generazione consapevole, capace di costruire relazioni basate sul rispetto reciproco e sull’uguaglianza tra uomini e donne».
Mosconi critica poi il silenzio della destra veneta sul tema: «Sarebbe interessante conoscere il pensiero di Alberto Stefani, che dice di avere a cuore il futuro dei giovani, ma nei fatti difende l’immobilismo che domina in Veneto sui diritti e sulle libertà delle donne. Non riceveremo risposte, perché questa destra conosce solo il linguaggio del potere per il potere».
Il dem conclude con un appello alla responsabilità politica: «L’educazione non è una bandiera di parte, ma lo strumento più potente per cambiare una cultura che continua a produrre violenza e disuguaglianza».









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