Mobilità, Castellini: «Una città pensata senza famiglie e senza lavoro»

 
 

Piste ciclabili sul Lungadige a senso unico, ZTL attiva 24 ore su 24 in centro e in progressiva estensione verso le periferie, stalli blu a pagamento anche sotto casa dei residenti, una rete di autobus giudicata inefficiente e una città bloccata da cantieri concentrati nello stesso periodo. È questo, secondo Luca Castellini, esponente di Forza Nuova Verona, il quadro della mobilità cittadina delineato dalle scelte dell’amministrazione comunale.

Una strategia che, sostiene Castellini, rischia di paralizzare la quotidianità di lavoratori e famiglie, aggravando tempi di spostamento e difficoltà organizzative per chi deve conciliare lavoro, scuola, sport e impegni familiari. «Le politiche sulla mobilità sembrano pensate per chi non utilizza l’auto e non vive la realtà di una famiglia con figli e doppio reddito», afferma.

«Un modello non adatto a una città produttiva»

Nel mirino di Castellini c’è in particolare l’impostazione ideologica che guarda a modelli nord-europei, come Amsterdam o alcune città olandesi a forte vocazione amministrativa. «Sono realtà completamente diverse – sostiene – dove gli spostamenti sono brevi e legati prevalentemente a lavori d’ufficio».

Secondo l’esponente di Forza Nuova, Verona vive invece di un tessuto produttivo diffuso, fatto di piccola e media industria, artigianato e manifattura, con un continuo flusso di persone dai comuni limitrofi come San Giovanni Lupatoto, Villafranca, Bussolengo e la Valpolicella. «Un sistema che funziona perché le persone si muovono ogni giorno, avanti e indietro dalla città».

In questo contesto, l’idea di una mobilità quasi esclusivamente ciclabile viene definita «fuori dalla realtà», soprattutto considerando condizioni climatiche, distanze, strumenti di lavoro e carichi quotidiani.

«Una visione distante dalla vita reale»

Castellini parla di una visione di città distante dalle esigenze concrete di chi lavora e mantiene una famiglia, accusando l’amministrazione di progettare Verona come se fosse una metropoli amministrativa europea, ignorando la sua natura produttiva e territoriale, più simile – a suo avviso – a Vicenza o Brescia.

«Il rischio – conclude – è quello di costruire una città ideale, astratta, che non tiene conto della realtà sociale ed economica veronese, lasciando ai margini chi ogni giorno manda avanti famiglie, imprese e quartieri».