Medici “freelance” nel pubblico? Bigon critica la proposta del governo

 
 

«La proposta del governo e di Forza Italia di abolire il vincolo di incompatibilità per i medici del Servizio sanitario nazionale non è una risposta seria al problema delle liste d’attesa e della carenza di personale. È, al contrario, un passo ulteriore verso la trasformazione della sanità pubblica in un mercato di prestazioni, dove il medico diventa un fornitore “freelance” e il paziente perde centralità.»

Così la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon interviene sulla riforma annunciata dal governo, che punta a superare l’esclusività del rapporto di lavoro dei medici del SSN: «Questa impostazione rischia di snaturare la missione del servizio pubblico: il medico non è un erogatore di prestazioni a cottimo, ma un professionista che prende in carico la persona, ne segue il percorso di cura e lavora in un sistema integrato. Liberalizzare il cumulo degli incarichi non ridurrà le liste d’attesa nel pubblico: quelle ore aggiuntive finiranno inevitabilmente dove il mercato paga di più, aumentando le disuguaglianze e l’indebitamento della sanità pubblica.»

«In Veneto i numeri parlano chiaro: un medico su quattro lascia il servizio pubblico. Non se ne va perché non può lavorare abbastanza, ma perché lavora in condizioni sempre più difficili: carenza di personale, turni massacranti, reparti depotenziati o chiusi, tecnologie obsolete, prospettive di carriera limitate e stipendi non adeguati alle responsabilità.»
«Se davvero si vuole trattenere il personale medico e attrarre nuove professionalità, la strada è un’altra: investire su ospedali pienamente operativi, su strumenti tecnologicamente avanzati, su organizzazioni del lavoro che funzionano, su percorsi di crescita professionale chiari e su un riconoscimento economico adeguato. Non sulla deregulation e sulla privatizzazione strisciante.»

«Dobbiamo  difendere un Servizio sanitario nazionale pubblico, universale e fondato sulla qualità delle cure. Le liste d’attesa si riducono rafforzando il sistema pubblico, non smantellandone i principi.» conclude Bigon.