Mazze da tamburo e Lepiota, attenzione ai funghi: 836 non commestibili nel 2025

 
 

Bacche che sembrano piccoli frutti, piante ornamentali e funghi raccolti durante le passeggiate. In estate aumenta il tempo trascorso all’aperto e, con esso, anche il rischio di intossicazioni accidentali.

A lanciare l’allarme è il Centro Antiveleni di Verona, con sede a Borgo Trento e diretto dal dottor Giorgio Ricci, frequentemente contattato in questo periodo per incidenti legati al contatto o all’ingestione incauta di piante e funghi. Tra i soggetti più esposti ci sono soprattutto bambini e animali domestici, spesso attratti da colori e forme particolarmente appariscenti.

Le intossicazioni da piante sono generalmente legate a disattenzione o comportamenti imprudenti, mentre nel caso dei funghi il principale problema è rappresentato dagli errori di riconoscimento.

Le bacche che possono essere scambiate per frutti

Tra le piante che possono creare problemi c’è il Solanum pseudocapsicum, conosciuto anche come “ciliegie di Gerusalemme”. Le sue bacche rosse e carnose possono attirare soprattutto i bambini, anche per la somiglianza con i pomodorini.

Attenzione anche all’Atropa belladonna, le cui bacche scure, lucide e dalla forma caratteristica possono essere confuse con i mirtilli.

Diverso il caso dell’oleandro, pianta molto diffusa e utilizzata anche a scopo ornamentale. In questo caso il rischio è legato all’ingestione, non al semplice contatto con foglie e fiori o alle normali operazioni di potatura.

Piante tossiche anche al contatto

Esistono poi piante che possono provocare irritazioni anche attraverso il semplice contatto con la pelle o le mucose.

Tra quelle comunemente presenti nelle abitazioni vengono indicate Spathiphyllum, Ficus benjamin, Dieffenbachia ed Euphorbia pulcherrima, la tradizionale stella di Natale.

Queste piante contengono ossalati di calcio, particolarmente concentrati nel liquido biancastro che fuoriesce quando viene spezzato un rametto. Il contatto può provocare irritazione, gonfiore, arrossamento e dolore.

Un altro caso è quello della Heracleum mantegazzianum, conosciuta come Panace di Mantegazza. Il contatto può provocare arrossamento, gonfiore e vescicole, con un caratteristico peggioramento dopo l’esposizione alla luce solare della zona interessata.

Funghi, attenzione agli errori di riconoscimento

Il rischio non riguarda soltanto le piante. Anche la raccolta dei funghi richiede particolare attenzione.

Un occhio inesperto può infatti confondere un fungo commestibile con una specie dannosa o potenzialmente mortale. Le conseguenze delle intossicazioni possono essere molto diverse: da disturbi gastrointestinali fino a gravi danni al fegato o ai reni, che possono rendere necessario il ricovero e, nei casi più gravi, trattamenti specifici e salvavita.

Un esempio riguarda le Macrolepiota procera, conosciute come Mazze da tamburo, e alcune specie del genere Lepiota, come Lepiota cristata. Le prime sono commestibili e molto consumate nel territorio, mentre alcune Lepiota possono contenere amatossine, sostanze in grado di provocare gravi e irreversibili danni epatici anche dopo l’ingestione di quantità ridotte.

Nel 2025 controllati oltre 3.200 funghi

Per ridurre i rischi è possibile rivolgersi gratuitamente al servizio di consulenza micologica dell’Ulss 9 Scaligera, gestito dall’Ispettorato Micologico della Uoc Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN), diretto dalla dottoressa Elisa Finco.

Nel corso del 2025, i micologi dell’Ulss 9 hanno esaminato 3.241 esemplari di funghi raccolti nella provincia di Verona. Di questi, 836 sono risultati non commestibili.

Il servizio è gratuito ed è rivolto ai privati raccoglitori, sia abituali sia occasionali, oltre che ai turisti. Le verifiche vengono effettuate da personale sanitario iscritto al Registro Nazionale dei Micologi.

La consulenza non riguarda soltanto l’identificazione delle specie tossiche. Gli esperti forniscono indicazioni anche sulle modalità di raccolta, preparazione e consumo, perché anche un fungo commestibile può diventare problematico se raccolto in condizioni non idonee, consumato a uno stadio di maturazione non appropriato o conservato male.

Il ruolo del Centro Antiveleni

In caso di esposizione, il Centro Antiveleni di Verona svolge un ruolo fondamentale nell’identificazione del rischio, indicando alle persone le eventuali precauzioni da adottare a domicilio e valutando la necessità di accertamenti ospedalieri.

Il Centro collabora con i micologi dell’Ulss 9 e con le strutture ospedaliere per individuare la gestione più appropriata dei pazienti intossicati.

«Il Centro Antiveleni di Verona viene contattato in caso di incidenti che si verificano durante le giornate di sole e le passeggiate nella natura», spiega la dottoressa Matilde Bacchion, medico del Centro Antiveleni dell’Aoui.

«I più comuni sono l’ingestione incauta da parte di bambini o animali domestici, ma anche in caso di errori di riconoscimento, come l’ingestione di tisane o infusi preparati utilizzando piante tossiche anziché le piante commestibili con cui vengono scambiate».

L’invito è quindi alla prudenza anche con prodotti apparentemente innocui: «Attenzione anche ai funghi che sono commestibili, ma che richiedono specifiche maturazione, conservazione e preparazione».

La regola più importante: non improvvisare

Il messaggio degli specialisti è soprattutto preventivo: non consumare bacche, piante, tisane o funghi se non se ne conosce con certezza l’identità.

In particolare, nel caso dei funghi raccolti autonomamente, il riconoscimento da parte di un esperto rappresenta uno degli strumenti più importanti per evitare intossicazioni potenzialmente gravi.