Lupi, latte e futuro delle malghe: Coldiretti chiede interventi concreti

 
 

Il futuro della zootecnia di montagna passa dalla capacità di affrontare insieme le criticità e costruire strumenti concreti per sostenere chi ogni giorno mantiene vivo il territorio. È questo il messaggio emerso dalla Consulta Provinciale della Montagna di Coldiretti Verona, riunita nei giorni scorsi a Sant’Anna d’Alfaedo per fare il punto sulle principali problematiche che interessano gli allevatori della Lessinia e del Monte Baldo.

Al centro del confronto la necessità di rafforzare il sostegno alle imprese agricole che operano in quota, riconoscendo il loro ruolo non solo produttivo, ma anche ambientale e sociale. Le aziende zootecniche di montagna, infatti, rappresentano un presidio fondamentale del territorio, contribuendo alla manutenzione del paesaggio e alla tutela di un patrimonio che sostiene anche l’attrattività turistica.

La Consulta ha riconosciuto l’attenzione dell’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond e le risorse messe in campo dalla Regione Veneto, ma ha evidenziato anche una persistente sensazione di incertezza tra gli allevatori. La richiesta è quella di un ulteriore sforzo da parte delle istituzioni per comprendere le dinamiche specifiche della montagna e trasformare gli interventi programmati in soluzioni realmente efficaci.

Uno dei temi più delicati resta quello della presenza del lupo e delle predazioni nelle malghe e nelle aree vicine ai centri abitati. Gli allevatori hanno sottolineato le difficoltà legate all’utilizzo dei cani da guardiania, strumento sostenuto anche economicamente dalla Regione, ma che presenta problemi gestionali in un territorio particolare come quello della Lessinia, dove attività agricole, abitazioni e turismo convivono in spazi molto vicini.

Se lo sblocco dei regimi di aiuto “de minimis” ha permesso di accelerare i risarcimenti, secondo Coldiretti resta però necessario un intervento più incisivo per affrontare la presenza dei predatori. In questo contesto viene considerato importante il progetto dell’Università di Sassari per il radiocollaraggio di alcuni esemplari, previsto per l’autunno, anche se viene ribadito che il monitoraggio non potrà sostituire un vero piano di gestione e controllo.

Altro capitolo centrale riguarda il futuro economico delle aziende. Di fronte alle difficoltà del mercato lattiero-caseario, la Consulta ha indicato come priorità la costruzione di una filiera montana integrata, capace di valorizzare il latte prodotto in Lessinia e sul Monte Baldo attraverso trasformazioni locali e prodotti riconoscibili legati al territorio.

Una strategia che potrebbe permettere di creare maggiore valore aggiunto e rafforzare l’identità delle produzioni locali, seguendo modelli già sperimentati in altri territori montani.

Parallelamente è stata evidenziata l’opportunità di sviluppare una filiera vacca-vitello per il ristallo interno, così da offrire una risposta agli allevatori di pianura sempre più esposti alle difficoltà di approvvigionamento dai mercati esteri, in particolare dalla Francia.

Durante l’incontro si è parlato anche di Direttiva Nitrati. Gli allevatori hanno chiesto che le regole tengano conto delle differenze tra montagna e pianura, considerando condizioni climatiche, altitudine e modalità di gestione degli effluenti molto diverse.

La richiesta è quella di una maggiore flessibilità operativa, compatibile con il rispetto dei flussi turistici ma anche con le esigenze quotidiane delle aziende agricole.

«Le tematiche sul tavolo della montagna sono complesse e purtroppo di difficile soluzione, ma la chiave per affrontarle risiede nel confronto costruttivo e nell’assunzione di impegni condivisi», ha sottolineato Federico Menini, presidente della Consulta Montagna di Coldiretti Verona.

«Solo muovendoci uniti con la guida di Coldiretti possiamo far valere la centralità dei nostri allevatori – ha aggiunto –. Le loro aziende non producono solo eccellenze alimentari, ma garantiscono il presidio e la cura di un paesaggio di cui beneficia l’intera collettività e l’attrattività turistica del territorio».