Lupi e siccità, emergenza allevatori in Lessinia

 
 

La Lessinia rischia di perdere il suo presidio agricolo e zootecnico. È questo uno dei messaggi emersi con maggiore forza durante la visita del presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, che ieri ha incontrato allevatori e amministratori nelle malghe della montagna veronese.

Una giornata organizzata per conoscere da vicino le diverse realtà dell’agricoltura di montagna e confrontarsi sui problemi che mettono sempre più sotto pressione chi continua a lavorare nelle terre alte: dallo spopolamento alle difficoltà infrastrutturali, dai maggiori costi di gestione rispetto alla pianura alla siccità, fino alla presenza dei grandi predatori.

Ad accompagnare Prandini sono stati il presidente provinciale di Coldiretti Verona Alex Vantini, il direttore Massimo Albano, il responsabile nazionale del settore zootecnico Giorgio Apostoli, il direttore di Arav Walter Luchetta, il referente per la montagna Massimo Sauro e i rappresentanti delle zone montane. Presenti anche i sindaci di Sant’Anna d’Alfaedo, Raffaello Campostrini, e di Bosco Chiesanuova, Claudio Melotti, insieme a numerosi imprenditori agricoli.

Dalle stalle ai pascoli: le difficoltà degli allevatori

La prima tappa è stata nell’azienda agricola di Daniele Marconi, allevatore di vacche da latte biologico e presidente Coldiretti di Sant’Anna d’Alfaedo.

La delegazione si è poi spostata a Malga Preta di Sopra, gestita da Remo Lavarini e dal figlio Loris, medico veterinario. Qui il confronto si è concentrato soprattutto sulla gestione dei pascoli e sul ruolo degli allevatori come presidio del territorio.

«Assistiamo a un cambiamento radicale del paesaggio, con l’avanzamento dei boschi, la riduzione delle aree prative e la conseguente scarsità di pascoli disponibili per il bestiame», ha spiegato Loris Lavarini. A complicare ulteriormente la situazione c’è stata la siccità di quest’anno, che ha costretto diverse aziende ad acquistare fieno e foraggi dalla pianura, aumentando ulteriormente i costi.

Tra le criticità segnalate anche la gestione dei reflui, con la Lessinia classificata in parte come area vulnerabile, e le difficoltà economiche che rendono sempre più complesso mantenere in attività le aziende zootecniche.

L’obiettivo, è stato ribadito, è evitare che gli allevatori siano costretti ad abbandonare la montagna.

Latte Verona punta sulla distintività

Il tour è proseguito lungo la Translessinia, nel territorio di Bosco Chiesanuova, con una tappa a Malga Folignano di Cima.

Qui si è parlato anche delle strategie per rendere economicamente sostenibile la produzione di latte in montagna. Giambruno Castelletti, referente della cooperativa Latte Verona, ha ricordato come la cooperativa raccolga oggi quasi 2 mila quintali di latte al giorno, dalla pianura alla Lessinia.

Una parte della strategia passa dalla valorizzazione delle produzioni di montagna. È stata avviata la produzione di circa 100 quintali al giorno di “latte fieno” della Lessinia, mentre altri 200 quintali di latte di montagna vengono venduti alle cooperative del Trentino-Alto Adige.

Per il futuro, l’obiettivo è consolidare la commercializzazione diretta del latte fieno nella grande distribuzione e arrivare alla realizzazione di un caseificio dedicato a formaggi fortemente caratterizzati dal territorio. Un progetto che, secondo la cooperativa, necessita però del sostegno delle istituzioni.

Dalla zootecnia all’energia: il modello di Bosco Chiesanuova

A Malga Folignano è stata presentata anche l’esperienza della cooperativa agricola BBE Bosco Bio Energy, costituita nel 2010 da nove aziende agricole locali.

Gli effluenti zootecnici vengono trasformati in energia utilizzata per alimentare il polo scolastico e il centro sportivo di Bosco Chiesanuova. Un esempio di come la diversificazione e la collaborazione tra aziende possano trasformare un problema gestionale in una risorsa per la comunità.

Il tour si è concluso all’Agribirrificio Laorno, sempre a Bosco Chiesanuova, altra realtà basata sulla diversificazione: birra agricola artigianale, allevamento suinicolo, ristorazione e ospitalità rurale.

Vantini: «Basta promesse, ora servono fatti»

A chiudere la giornata è stato il presidente provinciale di Coldiretti Verona, Alex Vantini, che ha ringraziato Prandini per la presenza in Lessinia ma ha rivolto un appello diretto alle istituzioni.

«La Lessinia è l’area con la più alta densità di predazioni da lupo per chilometro quadrato a livello nazionale e questo è un grave problema per la montagna», ha sottolineato Vantini.

Secondo il presidente di Coldiretti Verona, agricoltura e zootecnia rappresentano «l’unico vero presidio per la tutela e la vivibilità del territorio», anche in relazione alla crescita del turismo.

Ma gli allevatori, ha aggiunto, sono «stanchi delle sole promesse istituzionali non mantenute». Da qui la richiesta di intervenire sulla presenza dei lupi attraverso il monitoraggio e l’individuazione degli esemplari responsabili delle predazioni.

«È il momento di passare dalle parole ai fatti e smettere di perdere tempo», ha affermato Vantini, chiedendo di intervenire sulla popolazione dei lupi «partendo dall’eliminazione dei capi che predano vacche, manze e animali domestici».

Prandini: «In montagna costi esponenzialmente più alti»

Il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini ha posto invece l’accento soprattutto sulla sostenibilità economica delle aziende agricole di montagna.

«Fare agricoltura in montagna comporta costi esponenzialmente più alti, legati ai trasporti, alla fienagione e a tutte le difficoltà logistiche del territorio», ha spiegato.

Da qui la proposta di modificare il sistema di distribuzione delle risorse pubbliche in vista della nuova Politica agricola comune.

Secondo Prandini, una parte delle risorse oggi destinate alle aziende di pianura e bassa collina potrebbe essere ridistribuita verso chi vive effettivamente di agricoltura, soprattutto nelle aree più difficili.

«Queste risorse rappresentano oggi circa il 20-25% di tutto il monte contributivo distribuito a livello nazionale», ha affermato.

L’obiettivo, ha concluso Prandini, è garantire maggiore sostegno alle aziende che operano in montagna, permettendo loro di mantenere l’attività, investire e continuare a svolgere quella funzione di presidio del territorio che rischia altrimenti di venire meno.

Il tema, dunque, non riguarda soltanto gli allevatori. In gioco c’è la tenuta stessa della Lessinia: mantenere aperti i pascoli, evitare l’avanzata incontrollata del bosco, sostenere le aziende e impedire che lo spopolamento trasformi progressivamente le terre alte in un territorio sempre più difficile da abitare e presidiare.