Cresce l’attenzione sul fenomeno delle liste civiche create a ridosso delle elezioni, del tutto identiche a realtà politiche che emergono alcuni anni prima del voto per poi dissolversi poco dopo le votazioni. Un meccanismo perverso perché ingannevole, uno strumento esclusivamente finalizzato alla raccolta di consenso, più che a una reale progettualità amministrativa.
Queste formazioni si presentano frequentemente come alternative ai partiti tradizionali, facendo leva su nomi o volti rassicuranti, richiami al territorio e slogan improntati alla partecipazione e al cambiamento. Tuttavia, in molti casi, una volta conclusa la tornata elettorale, l’attività politica si affievolisce o scompare del tutto, lasciando spazio a dubbi sulla solidità e sulla trasparenza dell’iniziativa.
Quello che rimane dopo averci creduto è un senso di vuoto, raggirati da imbrogli degni dei migliori illusionisti, al pari della politica “usa e getta”, identici nel mantra del “fine che giustifica i mezzi”, programmati per intercettare malcontento e indecisione dell’elettorato senza garantire continuità, responsabilità e radicamento reale nella comunità. Un modello che può contribuire ad aumentare la disaffezione verso le istituzioni e a indebolire il rapporto di fiducia tra eletti ed elettori.
Da qui l’invito alla massima attenzione, a valutare non solo i programmi elettorali ma anche la storia, la coerenza e la durata nel tempo delle liste che chiedono il voto. Perché la partecipazione democratica, non può ridursi a una semplice operazione di marketing politico, ma deve fondarsi su impegno concreto e responsabilità verso il territorio.
MC





































