Il 12 e 13 dicembre a Verona, in Via Roma, la raccolta firme del Presidio Borsellino. “Basta poco per far rifiorire il Bene: reinvestire una piccola parte del Fondo Unico di Giustizia”
Un seme di giustizia piantato nel cuore di Verona, a due passi da Castel Vecchio. Il 12 e 13 dicembre, dalle 14 alle 19:30, il Presidio “Giuseppe e Paolo Borsellino” e il Coordinamento Provinciale di Libera Verona scenderanno in piazza con una raccolta firme che ha un obiettivo ambizioso ma concreto: far sì che il 2% del denaro sequestrato e confiscato alle mafie venga reinvestito per rigenerare i territori.
Era il 1996 quando l’Italia scelse la strada della restituzione. La legge 109/96 ha rappresentato una svolta epocale: i beni sequestrati e confiscati ai mafiosi non finiscono più all’asta o nell’oblio burocratico, ma tornano alla collettività. Da allora sono nate oltre 1.200 esperienze di riuso sociale in tutta Italia. Ville trasformate in centri culturali, terreni agricoli sottratti ai boss che oggi producono biologico con cooperative sociali, immobili diventati case famiglia o sedi di associazioni.
Al centro della campagna “Fame di verità e giustizia” promossa da Libera c’è una questione tanto semplice quanto dirompente. Oggi tutto il denaro sequestrato e confiscato alla criminalità organizzata confluisce nel Fondo Unico di Giustizia (FUG). Un patrimonio enorme che, secondo la proposta di Libera, potrebbe fare molto di più per i territori.
“Chiediamo che una piccola parte di ciò che deriva da atti criminali e speculazioni possa essere reinvestita per cambiare volto ai patrimoni illeciti e rigenerare i territori feriti dalla presenza mafiosa”, si legge nel documento della campagna. “Basterebbe il 2% del FUG perché il denaro sottratto torni a far crescere il bene comune: scuole, cooperative, comunità, futuro.”
Le cartoline raccolte in tutte le piazze d’Italia saranno spedite direttamente al Governo per aprire una vertenza pubblica. Non una semplice petizione, ma un vero e proprio atto politico per rimettere al centro del discorso pubblico la consapevolezza che la lotta a mafiosi e corrotti è un bene comune che riguarda tutti.
“Quel 2% può cambiare molto, se diventa un impegno concreto dello Stato”, sottolineano dal Presidio Borsellino, “chiediamo che una piccola percentuale di ciò che è stato rubato ai cittadini torni ai cittadini, attraverso progetti che diano speranza e opportunità.”
La scelta di Verona come piazza della mobilitazione non è casuale. Anche il Veneto, pur lontano dall’immaginario delle regioni tradizionalmente afflitte dalla presenza mafiosa, conosce bene le infiltrazioni della criminalità organizzata. L’economia, le costruzioni, i locali notturni: sono diversi i settori in cui le organizzazioni criminali hanno cercato e trovato spazio.
Ogni firma è un modo per dire che ci siamo, che vogliamo un futuro diverso.
Accanto ai banchetti per la raccolta firme, ci sarà anche la possibilità di sostenere concretamente i progetti di Libera attraverso l’acquisto di gadget e dei prodotti biologici di Libera Terra, il marchio che riunisce le cooperative sociali che lavorano sui terreni confiscati alle mafie.
Olio, pasta, legumi, vino: ogni prodotto racconta una storia di riscatto, di terra sottratta ai boss e restituita alla comunità. Acquistare questi prodotti significa sostenere un’economia sana, che crea lavoro dignitoso e dimostra che si può fare impresa senza compromessi con la criminalità.
“Unisciti a chi crede che il Bene possa tornare a fiorire. La tua firma è un seme di giustizia e di speranza”, è l’invito finale della campagna. Un invito rivolto a tutti: ai veronesi che passeggiano in centro, ai giovani che studiano, alle famiglie che fanno shopping, ai turisti che visitano la città.
Bastano pochi minuti per fermarsi al banchetto di Via Roma 2, di fronte a Castel Vecchio. Pochi minuti per dire che la lotta alle mafie non è solo compito delle forze dell’ordine e della magistratura, ma responsabilità di ogni cittadino che crede nella giustizia sociale e nella possibilità di costruire una società più equa.
Perché, come ricordava don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, riprendento le parole del magistrato Antonino Caponnetto:“la mafia teme più la scuola che la giustizia. L’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. E questa raccolta firme è, in fondo, un grande atto educativo: insegnare che dal Male può nascere il Bene, se c’è la volontà politica e la partecipazione dei cittadini.
Alberto Speciale





































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