Lo sport olimpico come specchio della società, tra mito, identità nazionale, inclusione e resilienza. È questo il filo conduttore di “Le tante facce delle medaglie. Le Olimpiadi invernali al cinema”, il cineforum promosso dall’Università di Verona all’interno del calendario UniVerso i Giochi di Milano Cortina 2026.
Dal 19 febbraio al 12 marzo, ogni giovedì alle 18, l’aula Caprioli del Polo Zanotto (viale dell’Università 4) ospiterà quattro proiezioni a ingresso libero, accompagnate da introduzioni cinematografiche e approfondimenti interdisciplinari. Studiosi di cinema, sociologia, psicologia, pedagogia e scienze motorie dialogheranno con atleti e docenti per leggere il fenomeno olimpico oltre il risultato sportivo.
Ad aprire il ciclo, giovedì 19 febbraio, sarà “Miracle” (2004), che ricostruisce la storica vittoria della nazionale statunitense di hockey su ghiaccio contro l’Unione Sovietica ai Giochi invernali del 1980, nel pieno della Guerra Fredda. Un racconto in cui la competizione diventa simbolo politico e identitario.
Il 26 febbraio spazio a “Cool Runnings” (1993), ispirato alla sorprendente partecipazione della prima squadra giamaicana di bob alle Olimpiadi di Calgary. Tra ironia e determinazione, il film riflette sul coraggio di inseguire sogni apparentemente impossibili, mettendo al centro perseveranza e spirito di squadra.
Il 5 marzo sarà la volta di “Eddie the Eagle” (2015), dedicato alla vicenda del saltatore britannico Eddie Edwards, divenuto celebre non per le vittorie ma per la sua ostinazione. Una storia che ribalta il mito dell’atleta invincibile e invita a riflettere sul valore della partecipazione.
Chiusura il 12 marzo con “Downhill Racer” (1969), cult del cinema sportivo americano, che racconta l’ascesa di uno sciatore ossessionato dal successo individuale. Uno sguardo disincantato sull’agonismo estremo e sul prezzo umano della competizione.
Attraverso linguaggi e registri differenti, il cineforum propone una lettura critica e multidimensionale delle Olimpiadi invernali, restituendo allo sport il suo valore culturale e simbolico, ben oltre il podio.

































