Le imprese puntano sull’energia pulita: la transizione diventa leva di competitività

 
 

La transizione energetica non è più soltanto un obiettivo di lungo periodo, ma una scelta strategica sempre più centrale per il sistema produttivo veronese. Otto imprese su dieci riconoscono ormai il ruolo decisivo delle energie pulite per la competitività e la sostenibilità aziendale, con effetti destinati a incidere soprattutto sui processi produttivi, più che su prodotti, servizi e logistica.

È quanto emerge dall’indagine condotta dal Centro Studi di Confindustria Verona nel settembre 2025, che fotografa un tessuto imprenditoriale consapevole delle opportunità ma anche delle complessità legate al cambiamento. In questo scenario, la filiera termomeccanica si candida a svolgere un ruolo di primo piano.

«Il nuovo paradigma energetico europeo ridisegnerà profondamente lo scenario competitivo – ha sottolineato Emanuela Lucchini, presidente della Rete Innovativa Veneto Clima ed Energia –. La termomeccanica può e deve essere protagonista di questa trasformazione, ma è evidente che nessuna impresa può farcela da sola». Da qui l’appello a un fronte comune capace di unire competenze e visioni per incidere sulle politiche europee e portare a Bruxelles proposte tecnicamente credibili e realistiche.

La percezione delle aziende conferma questa impostazione. La transizione energetica è vista da una parte come un’opportunità, dall’altra come una sfida inevitabile, dettata anche dagli obblighi normativi. Il 45% delle imprese veronesi ha già investito in fonti energetiche alternative, mentre un ulteriore 28% prevede di farlo nel medio-lungo periodo.

Negli ultimi anni, le Reti Innovative Regionali si sono affermate come strumenti concreti di accelerazione dell’innovazione, favorendo il networking tra imprese, il dialogo con università e centri di ricerca e la condivisione di progetti e competenze. È in questo solco che la Rete Innovativa Veneto Clima ed Energia, insieme a Confindustria Verona, ha promosso un primo tavolo di confronto dedicato alla filiera termomeccanica, con al centro sostenibilità, politiche europee, riposizionamento competitivo e contesto produttivo locale.

«Questo è l’inizio di un percorso condiviso – ha concluso Lucchini – in cui la filiera si riconosce come sistema e si prepara ad affrontare sfide che nessuna impresa può sostenere da sola». Un percorso che potrà contare anche su nuovi strumenti di sostegno: nel 2026 è atteso un bando regionale dedicato ai progetti di ricerca e innovazione delle Reti Innovative Regionali, con l’obiettivo di trasformare le idee in interventi concreti a supporto della transizione energetica e dell’efficientamento.

La Rete Veneto Clima ed Energia, riconosciuta dalla Regione Veneto dal 2017, rappresenta oggi uno dei principali network per l’innovazione nel settore energetico. Riunisce 68 partner tra imprese e organismi di ricerca e ha già sviluppato quattro progetti per un valore complessivo di 16 milioni di euro, coinvolgendo 35 soggetti.

Dall’indagine emerge inoltre la centralità del fotovoltaico, indicato da un terzo delle aziende come principale fonte energetica del futuro. Il 72% delle imprese utilizza già impianti solari e, tra chi non ha ancora investito nelle rinnovabili, il 64% valuta il fotovoltaico come prossimo passo. La transizione è considerata una leva per ridurre i costi e migliorare i margini dal 30% del campione, mentre il 23% la vede come uno strumento per rafforzare immagine e reputazione. Restano invece più caute le valutazioni su eolico, idrogeno, geotermia e nucleare, a conferma di un approccio pragmatico e graduale al cambiamento.