L’Arena di Verona muove 2 miliardi di euro e 6 mila posti di lavoro

 
 

L’Arena di Verona non è solo un tempio della lirica, ma un vero e proprio motore economico per l’Italia. Il suo Opera Festival genera infatti 2 miliardi di euro di indotto, quasi 6 mila posti di lavoro e 206 milioni di euro di imposte versate. Ogni euro investito nella Fondazione Arena, restituisce 6,3 euro al Paese.

Sono i numeri che emergono dallo studio condotto da Nomisma sull’impatto economico, occupazionale e fiscale del Festival lirico e delle attività della Fondazione Arena di Verona, presentato ieri nella Tower Hall di UniCredit a Milano.

All’incontro, moderato dalla giornalista Sarah Varetto, sono intervenuti i ricercatori Barbara Da Rin, Emanuele Di Faustino e Riccardo Vecchi Lari, autori dell’indagine, insieme a Carlo Fontana, presidente di Impresa Cultura Italia-Confcommercio e già sovrintendente della Scala, Severino Salvemini, professore emerito alla Bocconi, e Luciano Monti, docente di Politiche dell’Unione Europea alla Luiss Guido Carli.

Tutti concordi su un punto: “L’unicità di Fondazione Arena deve essere riconosciuta attraverso uno statuto speciale”, hanno sottolineato Fontana e Salvemini.

Un modello virtuoso di sostenibilità

Lo studio evidenzia come Fondazione Arena rappresenti un caso unico nel panorama lirico-sinfonico italiano: il 71% del valore della produzione deriva da biglietteria, sponsorizzazioni e contributi privati, contro il 29% di risorse pubbliche. Un rapporto quasi inverso rispetto alla media nazionale delle altre Fondazioni liriche.

Nel 2025, i 404.715 spettatori dell’Arena Opera Festival hanno generato 315 milioni di euro di spesa per vitto, alloggio, shopping, trasporti e attività culturali. L’effetto moltiplicatore complessivo è stimato in 1,97 miliardi di euro di valore della produzione in Italia: 1,127 miliardi restano nella provincia di Verona, 392 milioni nelle altre province venete e 447 milioni nel resto del Paese.

Solo di entrate fiscali, lo Stato incassa 179 milioni di euro, le Regioni 18 milioni, i Comuni 9 milioni (di cui 4 milioni al Comune di Verona e 14,1 milioni alla Regione Veneto).

Cultura come investimento, non assistenza

Tra i presenti anche il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, la Sovrintendente Cecilia Gasdia, il Vicedirettore artistico Stefano Trespidi, il Presidente Nomisma Paolo De Castro, Francesco Mario Iannella e Stefano Gallo di UniCredit, e Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona.

Mazzi ha ricordato i risultati raggiunti dal Ministero: “Nel 2022 mi ero posto due obiettivi: il rinnovo del contratto collettivo dell’opera, fermo da vent’anni, e il riconoscimento UNESCO del canto lirico. In pochi anni li abbiamo centrati entrambi. L’Arena è il simbolo mondiale dell’opera e un investimento che genera ricchezza per tutto il Paese”.

Gasdia ha sottolineato la storia e la visione imprenditoriale della Fondazione: “Oltre cento anni di storia hanno costruito un fenomeno straordinario. Investire in cultura significa generare valore per l’intero Paese”.

Per l’assessora Alessia Rotta, “questa ricerca certifica che l’Arena non è solo il simbolo di Verona, ma un motore economico: il 60% del valore resta sul territorio. È la prova concreta che la cultura è sviluppo”.

Trespidi ha insistito su un cambio di prospettiva: “È tempo di rovesciare il paradigma che vede la cultura come assistenza. Sosteneteci perché generiamo lavoro, ricchezza e valori”.

Infine Francesco Iannella, regional manager Nord Est di UniCredit, ha ricordato la lunga collaborazione con la Fondazione: “Da oltre trent’anni condividiamo valori e obiettivi. Cultura e impresa, insieme, possono far crescere le comunità”.

Prossima tappa a Verona

La ricerca sarà presentata anche martedì 18 novembre al Teatro Filarmonico di Verona, nell’evento “La cultura come valore” organizzato con il Gruppo Athesis. L’incontro, aperto al pubblico, vedrà protagonisti istituzioni e stakeholder del territorio per discutere il ruolo della cultura come leva di sviluppo economico e sociale.

 
 
Mauro Bonato
Classe 1959. Sono iscritto all’ordine dei giornalisti dal 1983. Sono stato il responsabile dell’ufficio stampa di Amia per oltre trent’anni. Appassionato di storia e cultura veronese ho fondato la rivista Civiltà veronese e una casa editrice che ha pubblicato importati volumi, tra cui alcuni racconti inediti di Emilio Salgari e “Le invenzioni del cerusico coltelli di Berto Barbarani”. Appassionato di storia religiosa ho pubblicato oltre mille schede biografiche di santi, beati, venerabili e servi di Dio. Dopo aver fatto il parlamentare, il sindaco e il consigliere comunale, da pensionato voglio torno ad occuparmi di quanto mi appassiona.