A distanza di anni, mentre a Crotone proseguono i processi legati alla ‘ndrangheta, nuove dichiarazioni di collaboratori di giustizia riportano alla ribalta presunti tentativi di infiltrazione mafiosa nel territorio veronese, tra il 2007 e il 2017. Rivelazioni da verificare, certo, ma che risultano già agli atti dell’attività giudiziaria e che, ancora una volta, pongono Verona al centro di un sistema di interessi criminali ben più vasto.
A ricordarlo è anche Verona News, che ha recentemente documentato come le cosche avessero puntato sulla città attraverso voti, appalti e residenze fittizie. Un fenomeno tutt’altro che marginale, confermato dalle inchieste “Isola Scaligera” e “Taurus”, i due filoni processuali che nel 2020 portarono allo smantellamento di una locale di ‘ndrangheta operante sul suolo veronese e alle condanne, oggi in Cassazione, di diversi imputati, tra cui anche un ex presidente di partecipata comunale.
Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche del Sud, emergerebbero ora ulteriori dettagli: subappalti pilotati, trasferimenti di residenza in massa da parte di lavoratori calabresi legati a imprese vicine alle cosche per sostenere candidati alle elezioni, e presunti scambi di favori con amministratori pubblici. Nelle carte e nelle testimonianze compaiono anche riferimenti a un ex sindaco, ad alcuni assessori e a figure legate al sistema delle partecipate comunali.
«Questi fatti – commenta Michele Bertucco, candidato al Consiglio regionale veneto per Alleanza Verdi Sinistra – devono spingerci a rinnovare la pressione sul Governo e sul Ministero dell’Interno per l’istituzione a Verona di una Direzione Distrettuale Antimafia e di una Direzione Investigativa Antimafia. Ne avevo già avanzato la richiesta anni fa, da consigliere comunale di opposizione, e oggi è più che mai urgente».
Bertucco invita anche a non abbassare la guardia sul piano culturale e civile: «La lotta alla mafia passa dalla consapevolezza collettiva e dalla collaborazione con le associazioni e la società civile, per diffondere un messaggio di legalità concreto».
Il tema sarà al centro dell’incontro pubblico “La mafia in Veneto c’è! Cosa può fare la Regione?”, in programma giovedì 13 novembre alle 20.45 al Centro Tommasoli di via Perini 3, a Verona.
Parteciperanno Roberto Fasoli, già consigliere regionale e promotore della legge veneta per la prevenzione del crimine organizzato, e Gianni Belloni, giornalista e autore del libro “Come pesci nell’acqua. Mafie, impresa e politica in Veneto” (Donzelli editore). A introdurre e coordinare l’incontro sarà Michele Bertucco.









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