Istituto Assistenza Anziani, il Tribunale dà ragione all’IAA sui sindacati

 
 

Una controversia nata da uno scontro tra organizzazioni sindacali sulla rappresentanza e sugli spazi di partecipazione all’interno dell’Istituto Assistenza Anziani di Verona si chiude, almeno sul piano giudiziario, con la decisione del Tribunale di Verona di dare ragione all’impostazione adottata dall’Istituto.

Al centro della vicenda c’erano CISL FP Verona e CSA CISAL Verona, organizzazioni firmatarie del contratto nazionale, e FP CGIL, che non aveva sottoscritto il CCNL Funzioni Locali 2022-2024 ma che all’interno dell’IAA rappresenta una componente molto significativa dei lavoratori.

L’Istituto si è così trovato a gestire una situazione delicata: da una parte il rispetto delle regole che stabiliscono quali organizzazioni possono partecipare alla contrattazione integrativa, dall’altra la necessità di mantenere un rapporto con una sigla sindacale che rappresenta una parte consistente dei dipendenti.

La scelta dell’IAA è stata quella di distinguere nettamente i due piani. La FP CGIL non è stata ammessa alla contrattazione integrativa, riservata ai soggetti aventi titolo, ma ha continuato a ricevere le informazioni e a poter mantenere un canale di confronto con l’Istituto.

Una posizione che CISL FP Verona e CSA CISAL Verona hanno contestato davanti al Tribunale, chiedendo che il comportamento dell’IAA venisse dichiarato antisindacale.

Con decreto del 20 agosto 2026, il Tribunale di Verona ha però rigettato entrambi i ricorsi, riconoscendo la correttezza dell’impostazione seguita dall’Istituto.

«La nostra scelta è partita da un dato molto semplice – commenta il presidente dell’Istituto Assistenza Anziani, Franco Balbi –. FP CGIL, pur non avendo aderito a quel CCNL, rappresenta circa la metà dei lavoratori sindacalizzati dell’Istituto ed esprime la maggioranza assoluta della RSU. Non potevamo far finta che quelle persone e quella rappresentanza non esistessero».

Balbi sottolinea però come questo non abbia significato attribuire alla CGIL un ruolo nella contrattazione integrativa.

«Questo non significa sedere tutti allo stesso tavolo della contrattazione, perché le regole su questo sono chiare e noi le abbiamo sempre rispettate. Significa però ritenere corretto mantenere aperti informazione e dialogo».

È proprio la distinzione tra contrattazione integrativa, informazione e confronto ad essere stata al centro della controversia.

La vicenda era nata a giugno, quando l’IAA aveva trasmesso anche alla FP CGIL la documentazione relativa all’informativa sul Piano triennale dei fabbisogni di personale. Al successivo incontro del 9 giugno, invece, la CGIL non era stata convocata: il tavolo era stato riservato alle organizzazioni firmatarie e alla RSU.

Una distinzione che non era stata condivisa dai rappresentanti delle sigle firmatarie, che avevano contestato la scelta dell’Istituto arrivando ad abbandonare il tavolo.

Da quell’episodio sono scaturiti i ricorsi presentati da CISL FP Verona e CSA CISAL Verona, con la richiesta di impedire all’IAA di fornire informazioni e di intrattenere forme di confronto con organizzazioni non firmatarie del contratto.

Il Tribunale ha invece confermato la distinzione sostenuta dall’Istituto: la contrattazione integrativa è una cosa, mentre informazione e confronto sono strumenti differenti di partecipazione sindacale.

In particolare, rispetto al Piano triennale dei fabbisogni, il giudice ha ritenuto corretta la scelta dell’IAA di trasmettere l’informativa anche alla FP CGIL, senza tuttavia convocarla al tavolo riservato alle organizzazioni firmatarie.

«Sono contento che il Tribunale abbia compreso la ratio della nostra scelta – prosegue Balbi –. Non volevamo attribuire alla CGIL prerogative che non le spettavano, né togliere alcunché alle organizzazioni firmatarie. Abbiamo cercato una soluzione equilibrata: rispetto rigoroso delle regole della contrattazione e, contemporaneamente, disponibilità ad ascoltare una rappresentanza sindacale che ha un peso evidente all’interno dell’Istituto».

Il presidente respinge quindi l’idea che l’Istituto abbia voluto favorire una particolare organizzazione.

«Non abbiamo mai voluto accontentare o favorire un sindacato. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di preservare un rapporto sereno e costruttivo con i rappresentanti dei lavoratori».

Un aspetto che, secondo Balbi, assume ancora più importanza in una struttura che si occupa quotidianamente di assistenza alle persone anziane.

«In una realtà come la nostra, il clima interno, la qualità del dialogo e la collaborazione tra chi ogni giorno opera nei servizi non sono questioni astratte: si riflettono direttamente sulla qualità dell’assistenza e, quindi, sul benessere dei nostri ospiti».

La conclusione del presidente guarda ora ai rapporti futuri con le organizzazioni sindacali.

«Mi rammarico che una normale dialettica tra organizzazioni sindacali abbia finito per trasformarsi in una causa contro l’Istituto e, soprattutto, che si siano persi mesi preziosi per la contrattazione in una contrapposizione che poco aveva a che vedere con i problemi concreti dei lavoratori».

L’IAA, dopo la decisione del Tribunale, conferma quindi l’intenzione di proseguire sulla stessa linea: rispetto delle prerogative previste dal contratto, pluralismo, trasparenza e disponibilità al confronto.

L’obiettivo dichiarato è riportare al centro delle relazioni sindacali i temi concreti che riguardano il personale, il funzionamento dell’Ente e la qualità dei servizi. Una prospettiva che, per l’Istituto, riguarda prima di tutto gli ospiti e le loro famiglie.