Come cambia la cultura con l’ingresso dell’intelligenza artificiale, dei nuovi linguaggi digitali e delle esperienze immersive? E come possono queste trasformazioni tradursi in nuove opportunità per i territori?
Sono state queste alcune delle domande al centro dell’incontro “Progettare cultura, sperimentare tecnologie: pratiche a confronto per nuovi territori culturali”, promosso dalla Consulta delle Fondazioni del Triveneto e ospitato al Teatro Ristori di Verona.
Una mattinata dedicata al rapporto tra innovazione tecnologica e cultura, con il confronto tra Fondazioni, musei, istituzioni culturali e realtà impegnate nella sperimentazione di nuovi linguaggi. La Consulta riunisce le dieci Fondazioni di origine bancaria del Nord-Est e rappresenta un luogo di condivisione di esperienze, competenze e progetti sviluppati nei diversi territori.
Ad aprire i lavori è stato Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona e coordinatore della Consulta delle Fondazioni del Triveneto, che ha posto l’accento sul rapporto tra cultura, attrattività dei territori e opportunità per le nuove generazioni.
«L’attrattività di un territorio non si costruisce con una sola leva: nasce dalla qualità dell’ecosistema che riesce a tenere insieme formazione, lavoro, servizi, innovazione – ha sottolineato Giordano –. E la cultura ha una funzione ulteriore: ci aiuta a leggere il presente, ma anche a immaginare ciò che ancora non c’è».
Secondo il presidente di Fondazione Cariverona, la tecnologia può ampliare queste possibilità quando viene utilizzata a partire da esigenze concrete. In questo quadro, le Fondazioni possono favorire il collegamento tra realtà e competenze differenti, accompagnando sperimentazioni e mettendo in comune le esperienze maturate nei territori.
A portare il confronto su un piano più ampio è stata Giovanna Melandri, Chair di Human Foundation e Founder di GSG Impact. Al centro del suo intervento il valore della cultura, considerato non soltanto dal punto di vista economico, ma anche per le sue ricadute sociali, cognitive e relazionali.
Nel pieno della trasformazione digitale e dell’affermazione dell’intelligenza artificiale, la cultura mantiene infatti un ruolo nella capacità di interpretare il presente, favorire la coesione e affrontare in maniera critica temi come cambiamento climatico e conflitti.
Una prospettiva che non mette in contrapposizione cultura e tecnologia, ma richiama la necessità di accompagnare l’innovazione con competenze, responsabilità e attenzione alle persone e alle comunità.
Il confronto è poi entrato nel vivo con una tavola rotonda dedicata ad alcune esperienze concrete.
Serena Bertolucci, direttrice di M9 – Museo del ’900, ha portato l’esperienza di una realtà che ha fatto del digitale e della multimedialità uno degli elementi della propria proposta, interrogandosi su ciò che la tecnologia può aggiungere all’esperienza dei visitatori e sugli aspetti che invece non possono essere sostituiti.
Cinzia Condò, direttore generale di SHADO – H-FARM, ha affrontato il tema degli avatar conversazionali, dei personaggi artificiali e delle nuove forme di narrazione. Al centro anche la questione dell’autorevolezza e della responsabilità quando sistemi artificiali diventano mediatori di contenuti culturali.
Il rapporto tra intelligenza artificiale, patrimonio culturale e valore pubblico è stato invece approfondito da Federico Bomba, presidente di Sineglossa. A partire dall’esperienza di Rigenerativa, Bomba ha evidenziato l’importanza di sviluppare gli strumenti tecnologici insieme alle organizzazioni culturali che dovranno utilizzarli, partendo da esigenze e problemi concreti.
Tra i temi affrontati anche quello della Public AI, con l’attenzione alla tutela di patrimoni, archivi e conoscenze e alla possibilità che il loro utilizzo nei sistemi di intelligenza artificiale continui a produrre valore per le comunità che li hanno creati e custoditi.
Anna Brugnara, dell’attività istituzionale di Fondazione Caritro, ha invece analizzato l’evoluzione del rapporto tra digitale e organizzazioni culturali. Dall’utilizzo delle tecnologie durante la pandemia, quando erano soprattutto uno strumento per mantenere il contatto con il pubblico, si è passati a un loro impiego sempre più legato anche alla progettazione e all’organizzazione del lavoro.
Un cambiamento che coinvolge direttamente anche il ruolo delle Fondazioni, chiamate a intercettare i bisogni dei territori e ad accompagnare le organizzazioni culturali nei processi di trasformazione.
La mattinata si è conclusa con un passaggio dalla riflessione all’esperienza diretta. Al Teatro Ristori è stato infatti proposto “Frida Kahlo – A Revolutionary Life”, percorso immersivo ospitato dalla struttura culturale gestita da CREA Impresa Sociale.
Un’esperienza che ha permesso al pubblico di confrontarsi direttamente con uno dei linguaggi al centro della giornata: quello della cultura immersiva e delle nuove modalità attraverso cui tecnologia e contenuti culturali possono incontrare il pubblico.































