Grave infortunio a Tarmassia di Isola della Scala. Il segretario della Cgil di Verona Raffaello Fasoli richiama l’attenzione sull’emergenza sicurezza e sui dati degli infortuni: “A Verona 8.672 denunce nei primi sette mesi e 10 vite spezzate”
Un altro grave infortunio sul lavoro riaccende l’allarme sulla sicurezza nei cantieri e nei luoghi di lavoro del Veronese.
L’ultimo episodio è avvenuto a Tarmassia di Isola della Scala, dove un lavoratore è precipitato mentre stava operando sul tetto di un edificio. Un incidente che, secondo la Cgil di Verona, si inserisce in una scia di gravi infortuni registrati nelle ultime settimane anche nelle province di Verona, Padova e Vicenza.
A intervenire è il segretario della Cgil di Verona, Raffaello Fasoli, che sottolinea la necessità di chiarire la dinamica dell’accaduto e di verificare eventuali responsabilità.
“In questo come per gli altri numerosi infortuni accaduti di recente, ci sono circostanze da chiarire ed eventuali responsabilità da accertare. Il compito di farlo spetta alle autorità sanitarie e giudiziarie competenti”, afferma Fasoli.
Dal punto di vista sindacale, però, la questione è più ampia e riguarda soprattutto la prevenzione delle cadute dall’alto, una delle principali fonti di rischio nei lavori edili e nelle attività svolte in quota.
“Non c’è alcuna spiegazione accettabile che possa giustificare l’ennesimo infortunio grave da caduta dall’alto – prosegue il segretario della Cgil -. Parliamo di una delle fonti di rischio più note e regolamentate: se ancora oggi ci troviamo a commentare eventi di questa gravità, come evidenzia la lunga scia di sangue delle ultime settimane tra Verona, Padova e Vicenza, significa che la catena dei controlli e della prevenzione continua a fallire”.
Oltre 8.600 denunce a Verona
A rafforzare la denuncia della Cgil sono anche i dati relativi agli infortuni sul lavoro.
Secondo le denunce Inail relative al periodo gennaio-luglio 2026, Verona continua a essere la provincia veneta con il maggior numero di infortuni denunciati: 8.672, davanti a Padova con 8.470, Vicenza con 8.206 e Treviso con 7.608.
Rispetto allo stesso periodo del 2025, per Verona si registra inoltre un aumento del 2,5%.
A questo dato si aggiunge quello più drammatico relativo agli infortuni mortali: nei primi sette mesi del 2026 sono state 10 le vite spezzate sul lavoro nel territorio veronese.
“Numeri che dimostrano come la sicurezza nei luoghi di lavoro e negli appalti venga considerata come un mero adempimento burocratico, sacrificabile in nome del profitto e dei tempi di produzione”, sostiene Fasoli.
Per il segretario della Cgil, quindi, non è più sufficiente intervenire dopo che un incidente è avvenuto.
“Il sindacato non ci sta a fare la conta periodica delle tragedie. Alle istituzioni e agli organi di vigilanza chiediamo un cambio di passo immediato: servono ispezioni e formazione capillari, lo stop alle deregolamentazioni e sanzioni severe per chi non rispetta le norme”.
E la conclusione è netta: “La tutela della vita dei lavoratori non può essere oggetto di mediazione”.































