Il primo soccorso entra nelle scuole: coinvolti 21 mila studenti

 
 

Da Verona parte un modello educativo che unisce formazione sanitaria e benessere psicologico degli adolescenti. In cinque anni oltre 21 mila studenti sono stati formati alle manovre di primo soccorso grazie ai progetti dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona (Aoui), che ora rilancia con un innovativo percorso di peer education, nel quale sono gli stessi ragazzi a insegnare ai propri compagni.

L’iniziativa, sostenuta dalla Fondazione Famiglia Rana e sviluppata in collaborazione con l’Università di Verona, viene presentata come un’esperienza pionieristica a livello nazionale perché affianca all’apprendimento delle tecniche salvavita un percorso di crescita personale e di ricerca sul benessere giovanile.

Un progetto nato nel 2021

Il percorso prende avvio nel 2021 con l’obiettivo di diffondere la cultura del primo soccorso nelle scuole veronesi, accompagnando gli studenti dalla primaria fino alle superiori.

Nel complesso sono stati coinvolti:

  • 9.632 alunni delle scuole primarie con il progetto Un battito di mani;
  • 7.142 studenti delle scuole secondarie di primo grado con Tieni il tempo: la vita tra le mani;
  • 3.408 ragazzi delle scuole superiori certificati all’utilizzo del defibrillatore attraverso Diamoci una scossa.

A questi si aggiunge il nuovo programma “Pillole di Primo Soccorso Peer to Peer”, che nella fase pilota ha visto 119 studenti tutor formare 826 compagni sull’uso del Dae e sulle principali manovre di emergenza.

Studenti protagonisti

Il cuore del progetto è proprio il modello “peer to peer”: non più una formazione esclusivamente frontale, ma ragazzi che diventano formatori dei propri coetanei.

Secondo i promotori questo approccio rafforza non soltanto le competenze tecniche, ma anche capacità comunicative, senso di responsabilità e fiducia in se stessi.

La ricerca sul benessere

Accanto all’attività didattica è stata sviluppata una ricerca sul benessere psicologico degli adolescenti, realizzata insieme all’Università di Verona utilizzando strumenti validati dall’Organizzazione mondiale della sanità.

I questionari compilati prima dell’inizio del percorso hanno evidenziato una diffusa fragilità emotiva tra gli studenti.

Al termine della formazione, invece:

  • oltre il 90% dei partecipanti dichiara un miglioramento del proprio benessere personale;
  • più dell’86% riferisce una maggiore sicurezza e fiducia nelle proprie capacità.

Numeri che, secondo i promotori, dimostrano come l’apprendimento delle manovre salvavita produca effetti positivi anche sulla crescita personale dei ragazzi.

Il sostegno della Fondazione Famiglia Rana

Determinante per l’espansione del progetto è stato il contributo della Fondazione Famiglia Rana, che ha finanziato l’iniziativa consentendo di ampliare il numero degli studenti coinvolti e di integrare la componente scientifica dedicata allo studio del benessere adolescenziale.

«Mettere un ragazzo nelle condizioni di salvare la vita altrui significa anche aiutarlo a scoprire il valore della propria», sottolinea Gian Luca Rana, amministratore delegato del Pastificio Rana, evidenziando il valore educativo e civico dell’iniziativa.

Il direttore generale dell’Aoui Verona, Paolo Petralia, parla invece di «un’alleanza tra sanità, scuola e mondo delle imprese» capace di costruire una comunità più consapevole e solidale.

Un modello riconosciuto anche dalla comunità scientifica

L’esperienza veronese è stata apprezzata anche dall’Italian Resuscitation Council, che la considera un esempio di applicazione concreta delle linee guida internazionali sull’insegnamento del primo soccorso nelle scuole.

In Italia si stimano infatti circa 60 mila arresti cardiaci extraospedalieri ogni anno, e la diffusione delle competenze di rianimazione cardiopolmonare tra i cittadini rappresenta uno degli strumenti più efficaci per aumentare le probabilità di sopravvivenza.

Per Verona, però, il progetto punta anche a un obiettivo più ampio: formare giovani preparati ad aiutare gli altri e, allo stesso tempo, più sicuri delle proprie capacità.