Groviera Montipo’. E il Verona affonda

 
 

Al Bentegodi finisce 1-2 per il Napoli, ma al di là del risultato resta una sensazione pesante: l’Hellas perde una partita che poteva almeno pareggiare, e lo fa per gli stessi limiti di sempre. Tra tutti, uno su cui ormai è impossibile non puntare il dito: il portiere.

Il Verona parte anche con coraggio ma va sotto al primo minuto perché Montipo’ è piazzato malissimo. Poi Pressione, aggressività, ritmo. La squadra crea, lotta, resta dentro la partita. Fino al penultimo respiro. L’ultimo è quello decisivo. Montipo’ mantiene la tradizione e pensa bene di incassare anche il secondo.

Un incapace. Non si parla di miracoli impossibili o di conclusioni imparabili all’incrocio. Si parla di interventi che in Serie A devono essere routine. Invece e’ la continua kermesse di virtuose cazzate tra uscite incerte e respinte corte, con quella sensazione costante che ogni palla nell’area piccola sia un pericolo mortale.

Il Verona può migliorare nel palleggio, può lavorare sulla fase difensiva, può sbagliare qualche scelta davanti. Ma se dietro non hai un portiere che ti tiene in piedi quando soffri, diventa tutto più complicato.

Le squadre che si salvano – e soprattutto quelle che vogliono fare un salto di qualità – hanno un numero uno che porta punti. Che compie almeno una parata decisiva a gara. Che dà sicurezza alla difesa.

Qui invece accade il contrario: ogni errore pesa il doppio, ogni tiro diventa un’incognita.

E poi c’è l’aspetto psicologico. Quando la squadra percepisce insicurezza dietro, arretra. Si abbassa. Perde fiducia. I difensori non rischiano l’anticipo, i centrocampisti corrono all’indietro, l’intero sistema si irrigidisce.

Contro il Napoli si è visto: il Verona resta in partita, ma ad ogni scossone rischia di sfaldarsi. E la sensazione è che la squadra non creda fino in fondo di poter reggere con un portiere così.

E la pazienza, inevitabilmente, finisce.

MC