Zeno Falzi, imprenditore, vicesindaco e candidato al Consiglio Regionale Veneto, contesta pubblicamente la veridicità dei fatti riportatinelle dichiarazioni diffuse da Anna Lisa Nalin e Lorenzo Dalai, che hanno denunciato la presenza di “un’emergenza ambientale”, e annuncia l’imminente valutazione di azioni legali.
Falzi chiarisce innanzitutto che l’autorizzazione al trattamento dei rifiuti pericolosi era già vigente nel 2015, ben prima del suo ingresso politico come consigliere provinciale. Non è stata rilasciata nel 2017, come affermato dagli avversari.
È chiaro, pertanto, il tentativo dei candidati al Consiglio Regionale di collegare in modo fuorviante l’attività di imprenditore con il suo ruolo politico, ma tale tentativo è maldestro ed è costretto a misurarsi con i fatti.
Le autorizzazioni che nel tempo si sono succedute non sono mai state oggetto di ricorsi da parte di residenti o comitati, a conferma della loro piena legittimità.
Quanto al contesto urbanistico, la zona di Località Carrara è classificata principalmente come area produttiva (D1) e gli abitanti effettivi sono 115, non le oltre 500 persone menzionate da Nalin e Dalai: la raccolta firme, precisa Falzi, “comprende cittadini prevalentemente non residenti e persone che non vivono nelle immediate vicinanze dell’impianto”.
Non corrisponde al vero, inoltre, che le abitazioni maggiormente vicine all’azienda coesistessero con l’attività originaria. Tali abitazioni risalgono ai primi anni 2000 e sono state realizzate all’interno di un’area che è industriale da molto tempo.
Non è neppure vero che la Provincia di Verona ha rilasciato l’autorizzazione per trattare rifiuti pericolosi e non pericolosi in un’area dove ne vigeva espressamente il divieto.
Non esiste alcun divieto a svolgere tale attività, anche perché, si ribadisce, si tratta di una zona industriale artigianale, nella quale si trovano legittimamente anche diverse industrie per la lavorazione del marmo e persino un allevamento intensivo,che è considerato industria insalubre di prima classe.
Falzi puntualizza anche la natura dell’attività dell’azienda: la Falzi Srl non produce rifiuti, ma riceve materiali dalle imprese del territorio e li avvia correttamente al recupero attraverso impianti autorizzati.
Le segnalazioni di odori riportate da alcuni cittadini non sono correlate ai materiali gestiti dall’azienda, che non tratta rifiuti maleodoranti, mentre negli anni sono stati documentati odori provenienti da attività avicole limitrofe.
Altre informazioni diffuse nei giorni scorsi vengono definite “fuorvianti”, in particolare quelle sulla capacità dell’impianto: oggi la Falzi Srl è autorizzata a gestire 45.000 tonnellate annue di rifiuti e lo stesso limite rimane invariato anche nello scenario progettuale citato dagli avversari.
Il candidato richiama inoltre il ruolo economico dell’azienda per il territorio: la Falzi Srl garantisce occupazione stabile a circa trenta lavoratori e rappresenta un nodo essenziale per il corretto riciclo dei rifiuti prodotti dalle attività produttive della Valpantena e della Lessinia.
Un quadro che, secondo Falzi, “mal si concilia con la narrazione apocalittica diffusa da chi cerca visibilità politicasulla pelle di imprese e famiglie, peraltro solo in occasione delle elezioni, perché non risulta che prima d’ora Anna Lisa Nalin e Lorenzo Dalai si siano interessati alla questione”.
A conferma della distorsione comunicativa messa in campo, i due candidati hanno diffuso anche un’immagine non aggiornata dell’area, risalente al 2023, precedente all’installazione della barriera fonoassorbente oggi presente lungo il perimetro dell’impianto. Un elemento che modifica in modo sostanziale sia la percezione visiva sia l’impatto acustico, ma che è stato omesso nella loro rappresentazione della situazione.
Falzi sottolinea inoltre un elemento spesso ignorato nel dibattito: “Gli uffici che ho costruito nel 2023 si trovano nel cuore dell’azienda, e l’abitazione dei miei genitori dista appena trenta metri dall’impianto. Pensare che avrei permesso un’attività pericolosa per la salute a pochi passi da casa mia è semplicemente illogico”.
Una considerazione che, secondo il candidato, smonta l’idea di un luogo insalubre o incompatibile con la presenza di abitazioni.
“La verità dei fatti è chiara e documentata, mentre le accuse circolate in queste ore sono infondate. La mia famiglia vive accanto all’azienda da sempre e so bene quanto un’impresa possa influire sul territorio. Lavoro ogni giorno per garantire sviluppo, sicurezza e occupazione, non certo per creare problemi ai cittadini”, afferma Falzi.
“Nell’ultimo periodo vi sono state segnalazioni e sempre ad opera di pochi soggetti e tali segnalazioni sono sempre state verificate dagli enti competenti che non hanno mai riscontrato nulla di rilevante”.
“Stupisce che dei candidati alla Regione Veneto si prestino a far proprie simili situazioni solo per ottenere un po’ di consenso senza neppure verificare la reale situazione dell’azienda e del contesto territoriale in cui si trova”.
“Non permetterò che si costruiscano campagne elettorali diffondendo falsità. Con i miei consulenti stiamo valutando le azioni legali più opportune per tutelare l’azienda, i lavoratori e la nostra immagine. La politica deve basarsi su dati reali, non su attacchi strumentali”, conclude.








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