L’export veronese rallenta nella prima metà del 2026. Le esportazioni della provincia scaligera si fermano infatti a poco meno di 7,5 miliardi di euro, con una contrazione del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025.
È quanto emerge dai dati Istat elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Verona, che evidenziano soprattutto la frenata di alcuni dei principali mercati di riferimento per le imprese veronesi.
A pesare è innanzitutto la Germania, primo mercato di destinazione delle merci scaligere, che registra una diminuzione della domanda del 3,9%. Il mercato tedesco vale da solo oltre il 18% dell’export provinciale, con un valore complessivo di 1,38 miliardi di euro nei primi sei mesi dell’anno.
Ma a incidere sul risultato è anche la contrazione delle esportazioni verso gli Stati Uniti, in calo del 5,9%. La frenata dei due mercati ha avuto ripercussioni soprattutto su alcuni comparti fondamentali del made in Verona.
Tra i settori maggiormente penalizzati ci sono i macchinari, che registrano una flessione del 7%, e le bevande, in calo del 6,9%.
Non tutti i comparti, però, mostrano un andamento negativo. A trainare l’export scaligero sono in particolare i prodotti alimentari, che crescono dell’1,3% e raggiungono un valore di 1,41 miliardi di euro, superando così i macchinari e diventando il primo comparto per valore delle esportazioni veronesi.
Buona anche la performance del tessile, che registra un incremento del 4,9%, arrivando a superare quota 900 milioni di euro. Dopo la frenata dell’ortofrutta, che perde il 2%, torna invece a crescere il marmo, anch’esso con un aumento del 4,9%.
Germania ancora prima, ma arretrano alcuni dei principali mercati
La Germania rimane dunque saldamente al primo posto tra i Paesi verso cui Verona esporta maggiormente. Complessivamente, i primi dieci mercati di destinazione rappresentano circa il 62% dell’intero export provinciale.
Tra questi, oltre alla Germania e agli Stati Uniti, sono in calo anche Francia (-0,9%) e Austria (-5,2%).
Il quadro è invece positivo per altri importanti mercati. Cresce infatti il valore delle esportazioni veronesi verso Spagna, Polonia, Regno Unito, Croazia, Svizzera e Paesi Bassi.
Arena: “Fattori congiunturali importanti”
Il presidente della Camera di Commercio di Verona, Paolo Arena, interpreta il rallentamento soprattutto alla luce dell’attuale situazione economica internazionale.
“Verona, come altre importanti province export-oriented, risente di fattori congiunturali importanti che ricadono sulle imprese e sul potere di acquisto della domanda a partire dalla componentistica sino al vino”, sottolinea Arena.
Per il presidente della Cciaa, tuttavia, non si tratterebbe necessariamente di un problema strutturale. “La consapevolezza è che, al di là di qualche eccezione, non ci si debba confrontare con fattori strutturali e che, al termine delle tensioni geopolitiche in atto, si possa tornare alla normalità”.
Resta però l’incertezza sui prossimi mesi. “La speranza è che ci possa essere qualche schiarita in un breve termine che si preannuncia difficile, a partire dall’inflazione e dai costi di produzione”, conclude Arena.
Verona in controtendenza rispetto ad alcune province venete
Il rallentamento dell’export non riguarda soltanto Verona. Tra le province venete registrano una variazione negativa anche Treviso (-0,9%) e Rovigo (-2,6%).
Sono invece in crescita Vicenza (+2,3%), Belluno (+1,6%) e Padova (+3,1%).
Particolarmente forte l’incremento registrato da Venezia, +46,1%, un dato però fortemente condizionato dalla voce relativa a navi e imbarcazioni, che incide in maniera significativa sulla media regionale.
Se l’export veronese arretra, le importazioni seguono invece la direzione opposta: nei primi sei mesi dell’anno raggiungono 11,1 miliardi di euro, con un incremento del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il quadro che emerge è quindi quello di un’economia veronese ancora fortemente proiettata sui mercati internazionali, ma che deve fare i conti con una domanda estera più debole, tensioni geopolitiche, inflazione e costi di produzione. Per le imprese scaligere, l’auspicio è che nei prossimi mesi possano arrivare quelle “schiarite” invocate dalla Camera di Commercio.































