«In quindici anni di governo regionale, i temi del sociale sono stati sostanzialmente trascurati da Luca Zaia, che non è stato nemmeno capace di portare a compimento riforme già avviate prima del suo mandato. Eppure, negli ultimi tre anni, sembra esserci un’unica priorità: l’eutanasia».
È l’affondo del consigliere regionale di Futuro Nazionale Stefano Valdegamberi, che interviene sulla lettera aperta con cui Luca Zaia si è rivolto ai cittadini veneti per ribadire il proprio sostegno alla legge sul suicidio medicalmente assistito.
Valdegamberi contesta innanzitutto la scelta dell’ex presidente del Veneto di tornare pubblicamente sulla proposta di legge di iniziativa popolare già bocciata dal Consiglio regionale.
«Trovo patetico – attacca il consigliere – che il presidente uscente senta il bisogno di rivolgersi direttamente ai cittadini per rilanciare una proposta di legge di iniziativa radicale già bocciata dal Consiglio regionale. Una proposta che, al di là della propaganda, rischia di essere poco più di un manifesto politico pro-eutanasia, privo di una reale efficacia sostanziale».
«La materia spetta al Parlamento»
Secondo Valdegamberi, inoltre, la questione non dovrebbe essere affrontata esclusivamente come una competenza regionale.
«La disciplina generale della materia spetta al Parlamento – sostiene – mentre gli aspetti organizzativi e attuativi derivanti dalle pronunce della Corte costituzionale non richiedono necessariamente una legge regionale e, per quanto riguarda l’organizzazione sanitaria, possono rientrare nelle competenze della Giunta e della struttura amministrativa regionale».
Da qui la domanda sulle reali motivazioni della battaglia politica condotta da Zaia.
«Viene da chiedersi quale sia il vero obiettivo di questa battaglia. Il sospetto è che Zaia voglia prendersi una rivincita dopo la sconfitta della scorsa legislatura e conquistare un primato, almeno simbolico, come primo presidente regionale a sdoganare politicamente l’eutanasia in Italia».
Un’operazione che, secondo Valdegamberi, potrebbe avere anche una precisa valenza politica e mediatica: «Un risultato mediatico da mettere sul tavolo del consenso politico e, forse, anche della propria carriera personale».
«Le vere emergenze sono altre»
L’attacco si sposta quindi sulle priorità della Regione.
«Nel frattempo – sottolinea il consigliere di Futuro Nazionale – nelle commissioni consiliari giacciono ancora importanti provvedimenti che potrebbero incidere concretamente sulla vita dei veneti, compresi interventi sui servizi sociali e sanitari, sulle liste d’attesa e sul sostegno alle persone più fragili. Quelli, evidentemente, fanno meno notizia».
Per Valdegamberi il problema è dunque una politica troppo concentrata sulla visibilità.
«Ancora una volta si privilegia l’effetto mediatico rispetto alla soluzione dei problemi reali. Zaia è diventato il miglior influencer della politica italiana, ma governare significa anche occuparsi di ciò che non porta consenso immediato e che riguarda ogni giorno anziani, disabili, malati, famiglie in difficoltà e persone sole».
Il riferimento al Canada
Nel suo intervento Valdegamberi invita anche a guardare alle esperienze internazionali, citando in particolare il Canada, dove il ricorso al suicidio medicalmente assistito è stato progressivamente ampliato e dove, sostiene il consigliere, il dibattito ha sollevato interrogativi sui confini della pratica e sulla tutela delle persone vulnerabili.
«La libertà di scelta è un valore quando è realmente libera – afferma –. Ma una scelta compiuta da una persona che si sente un peso, che non trova assistenza, che non ha accesso alle cure o che teme di essere abbandonata non può essere liquidata semplicemente come una libera scelta».
Da qui il timore espresso dal consigliere: «Il rischio è che quella che oggi viene presentata come una libertà domani possa trasformarsi, per i più fragili e indifesi, in una forma di pressione sociale dettata dalla mancanza di risorse e di alternative».
La conclusione è netta: «Non basta edulcorare la pillola e chiamarla libertà. La vera libertà è poter scegliere di vivere perché si è adeguatamente curati, assistiti e sostenuti. Se le risorse per curare e accompagnare le persone vengono meno, parlare soltanto di libertà di morire rischia di essere una pericolosa scorciatoia».
E infine l’appello alla politica regionale: «Mi auguro che torni a occuparsi prima di tutto di chi non ha voce e di chi aspetta da anni risposte concrete. Perché il consenso personale di un leader non può valere più della tutela della vita e della dignità delle persone più deboli».
































