Disturbi alimentari; Verona si tinge del colore di queste (altre) battaglie quotidiane

 
 

Un colore, il lilla, per accendere l’attenzione sui disturbi del comportamento alimentare. Ieri sera la Gran Guardia si è illuminata delle sfumature del viola per aderire alla decima ‘Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla’.

Un giorno, il 15 marzo, dedicato a sensibilizzare e informare la cittadinanza, ma soprattutto a far conoscere le diverse patologie che colpiscono in maniera particolare i giovani. L’obiettivo dell’iniziativa è accrescere la capacità di riconoscere queste malattie tra i ragazzi, tra i genitori, così come tra gli operatori sanitari.
E supportare tutti coloro che soffrono di anoressia, bulimia, binge eating e le loro famiglie.

Ieri pomeriggio, subito dopo il tramonto, il sindaco Federico Sboarina era presente in piazza Bra per assistere all’accensione delle luci. Un’iniziativa, quella di illuminare la Gran Guardia, voluta dalla Giunta comunale, su proposta dell’Associazione nazionale Ilfilolilla APS-ETS. La no profit da anni opera grazie alla volontà di alcuni familiari di persone con disturbi del comportamento alimentare, ospiti di una struttura specializzata per il trattamento di tutte queste problematiche.

“Ogni volta che illuminiamo i nostri palazzi e monumenti, sposando una causa, diamo un messaggio al resto mondo, affinché si parli e si accendano i riflettori sulle problematiche che affliggono tanti nostri concittadini – ha detto il sindaco -. E’ un segnale che le Istituzioni devono lanciare, per far sì che aumenti l’informazione e la consapevolezza, il tutto a supporto delle persone che soffrono, in particolare di questi disturbi del comportamento alimentare che colpiscono tanti giovanissimi. Anche in questo momento, nonostante la pandemia, non si deve abbassare la guardia sulle altre patologie”.

Come asserisce l’Associazione “in Italia tali malattie colpiscono più di tre milioni e mezzo di persone. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha considerato i disturbi del comportamento alimentare la seconda causa di morte per gli adolescenti, dopo gli incidenti stradali. La disinformazione generalizzata, insieme ai pregiudizi su queste malattie, nonché la carenza di strutture specialistiche in tutto il territorio nazionale, comporta, nella maggior parte dei casi, che il percorso di cura venga intrapreso con notevole ritardo e con un pericoloso aggravarsi della malattia”.

 
 

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