Dall’ospedale a casa senza rischi: nasce il protocollo

 
 

Una rete che si attiva nel momento più delicato: il ritorno a casa dopo un ricovero. A Verona prende forma il primo Protocollo di intesa per le dimissioni protette, un progetto che segna un passaggio concreto verso l’integrazione tra sistema sanitario e servizi sociali.

Presentato a Palazzo Barbieri, il protocollo coinvolge il Comune di Verona, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata e l’ULSS 9 Scaligera, nell’ambito VEN_20, con finanziamento della Missione 5 del PNRR. L’obiettivo è garantire continuità assistenziale ai pazienti più fragili, evitando che la dimissione dall’ospedale si trasformi in un momento di abbandono.

Due i percorsi attivati. Il primo è dedicato ad anziani e persone fragili, con piani personalizzati che integrano assistenza sanitaria e supporto sociale direttamente a domicilio. Il secondo riguarda le persone senza fissa dimora, accompagnate verso strutture di accoglienza come Casa Corbella, evitando il ritorno in strada dopo il ricovero.

«Essere costruttori di rete è un nostro mantra», ha sottolineato il sindaco Damiano Tommasi, evidenziando l’importanza di colmare quella “terra di mezzo” tra ospedale e territorio, spesso lasciata a carico delle famiglie o del volontariato. Grazie al progetto, oltre 200 famiglie sono già state seguite.

Per l’assessora al Sociale Luisa Ceni, si tratta di «una vera visione di comunità», in cui sanità e sociale condividono strumenti e responsabilità. Sulla stessa linea il direttore generale dell’ULSS 9, Pietro Girardi, che ha ribadito come la continuità assistenziale migliori gli esiti clinici e renda più efficace la presa in carico.

I numeri della sperimentazione confermano l’impatto: 287 segnalazioni gestite e solo il 5% dei pazienti tornato in ospedale dopo la dimissione. Un dato che, come sottolineato dal direttore generale AOUI Paolo Petralia, contribuisce anche a ridurre la pressione su reparti e pronto soccorso, migliorando l’efficienza complessiva del sistema.

Un ruolo importante è svolto anche da Casa Corbella, che ha già accolto 35 persone senza dimora, offrendo non solo assistenza sanitaria ma un percorso verso stabilità e dignità.

Non mancano le criticità, a partire dalla carenza di operatori socio-sanitari e dalla complessità di gestione su un territorio ampio. Nonostante questo, il servizio è stato garantito nella maggior parte dei casi, coinvolgendo anche numerosi comuni della provincia.

Il protocollo, della durata di due anni, punta ora a diventare strutturale, trasformando l’esperienza finanziata dal PNRR in un modello stabile di riferimento per l’integrazione socio-sanitaria.