La storia del Pua Ai Tigli di Montorio sembrava archiviata, almeno sul piano urbanistico. E invece il 2026 si apre con un nuovo ricorso della società La Fossetta, riconducibile al costruttore Leardini, questa volta davanti al Consiglio di Stato.
Una vicenda che si trascina da oltre un decennio e che riporta inevitabilmente alla stagione politica in cui il progetto prese forma: quella della giunta guidata da Flavio Tosi, con assessore all’Urbanistica e vicesindaco Vito Giacino, poi arrestato nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria che scosse profondamente Palazzo Barbieri.
Un progetto nato in un’altra stagione politica
Il Pua Ai Tigli prevedeva la realizzazione di circa 120 appartamenti in area agricola all’ingresso di Montorio, in cambio di opere pubbliche come palestra, sistemazioni viarie e altre compensazioni. Un impianto progettuale che, per anni, è stato raccontato come occasione di sviluppo e riqualificazione.
Secondo Michele Bertucco di Alleanza Verdi e Sinistra, però, quella proposta era “assolutamente campata in aria”: opere promesse senza adeguate coperture finanziarie, una fideiussione risultata poi falsa o comunque non valida e, in cinque anni di esistenza formale della lottizzazione, nessun investimento concreto.
Il progetto fu restituito ai proponenti già durante l’amministrazione Tosi e definitivamente archiviato negli anni successivi, fino alla decadenza della scheda norma 159.
Le sentenze e l’ennesimo ricorso
Nel giugno 2025 il Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto ha dichiarato “inammissibile e comunque infondato” l’ennesimo ricorso contro i provvedimenti comunali. Ora la partita si riapre davanti al Consiglio di Stato, con il Comune di Verona che si è costituito in giudizio.
Per Bertucco si tratta del quarto o quinto tentativo di “resuscitare una progettualità morta e sepolta fin dal 2017”. Un accanimento che, osserva, “dà quasi l’impressione di voler lanciare messaggi subliminali”.
Le ombre del passato
La vicenda riporta inevitabilmente alla stagione urbanistica dell’allora assessore Giacino, protagonista di una fase in cui alcune operazioni edilizie furono presentate come strategiche per la città. Il Pua Ai Tigli era stato illustrato come un intervento capace di portare servizi e opere pubbliche, ma è finito travolto dalle polemiche e dagli sviluppi giudiziari che coinvolsero lo stesso ex vicesindaco.
Proprio in quel clima, segnato dall’arresto di Giacino e da un acceso dibattito sulla trasparenza delle procedure urbanistiche, il progetto perse slancio fino alla revoca e alla successiva archiviazione.
Oggi, a distanza di anni e dopo diversi pronunciamenti dei giudici amministrativi, il nuovo ricorso riapre formalmente la questione. Ma sul piano politico, per le opposizioni, resta il simbolo di una stagione che molti considerano chiusa e che continua invece a riaffacciarsi nelle aule di giustizia.



































