Cinque anni dopo il primo lockdown del 2020, le bollette di luce e gas restano uno dei principali fattori di pressione economica per le famiglie italiane. Se durante i mesi più duri della pandemia la domanda di energia crollò, con la ripartenza economica globale la situazione è rapidamente mutata, trasformando un’emergenza sanitaria in una crisi energetica strutturale.
Secondo i dati più recenti, gli aumenti dei costi energetici si sono stratificati negli anni: tra il 2024 e il 2025, ad esempio, le bollette di luce e gas per i clienti con tariffa variabile sono aumentate significativamente, con un +24 % per la luce e un +28 % per il gas nel confronto dei primi mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024.
Per una famiglia tipo con consumi medi la spesa energetica complessiva non è mai tornata ai livelli pre‑pandemia e ha raggiunto livelli molto elevati:
nel 2025 una famiglia tipo poteva spendere oltre 2.450 euro all’anno per luce e gas.
Gli anni della crisi
Il primo grande shock arrivò con lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, che colpì duramente l’approvvigionamento di gas naturale in Europa, spingendo i prezzi all’ingrosso verso livelli senza precedenti. Per un Paese come l’Italia, ancora fortemente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili, l’impatto fu immediato: le tariffe energetiche sui mercati internazionali schizzarono, e con esse i costi finali per famiglie e imprese.
A complicare il quadro si sono aggiunti oneri di sistema, tasse e costi di rete, che in Italia rappresentano una quota importante del totale bolletta e contribuiscono a rendere il prezzo finale più alto rispetto ad altri Paesi europei.
Una leggera discesa nel 2026… ma con differenze
Secondo le previsioni aggiornate a fine 2025, per il 2026 si attende una riduzione della spesa complessiva per una famiglia tipo a causa del calo dei prezzi all’ingrosso dell’energia. Secondo stime del sito Facile.it basate sugli indici di mercato, nel 2026 una famiglia tipo potrebbe spendere circa 2.236 euro all’anno, con un risparmio di oltre 200 euro rispetto al 2025.
Se confermate, queste previsioni segnerebbero un primo segnale positivo rispetto ai picchi degli ultimi anni. Tuttavia, resta il fatto che i livelli attesi per il 2026 – pur più bassi – rimangono comunque superiori a quelli del periodo pre‑Covid, quando le spese energetiche erano significativamente più basse.
Perché non si torna indietro
Il mercato dell’energia è influenzato da molte variabili: non solo dai prezzi della materia prima, ma anche dalla struttura di mercato, dalla tassazione, dalle politiche di transizione energetica e dall’integrazione delle fonti rinnovabili. Questi fattori rendono i costi per le famiglie e le imprese più volatili e più alti rispetto a prima della pandemia.
Anche quando i prezzi all’ingrosso scendono, come atteso nel 2026, le tariffe finali non si abbassano in proporzione perché le componenti non solo di materie prime, ma anche di costi fissi, oneri e imposte, hanno pesi significativi.
Un tema centrale per famiglie e imprese
Dal lato delle imprese, le tensioni sui costi energetici si traducono in spese crescenti che incidono sulla competitività internazionale. Per le famiglie, spese come quelle per l’energia elettrica e il gas rimangono una voce importante del bilancio domestico.
Nonostante segnali di attenuazione nel 2026, il percorso per riportare i prezzi a livelli sostenibili resta lungo. Per molti consumatori, la transizione energetica, gli investimenti nelle rinnovabili e le politiche di diversificazione degli approvvigionamenti saranno determinanti nei prossimi anni.




































