Crisi idrica, l’Adige in sofferenza: deflusso ai minimi e tagli ai prelievi irrigui 

 
 

L’Adige continua a registrare livelli di portata eccezionalmente bassi, confermandosi uno dei corsi d’acqua più colpiti dalla crisi idrica che interessa il Veneto. È quanto emerge dall’ultimo rapporto mensile di ARPAV, aggiornato al 31 luglio 2026, che fotografa una situazione di magra severa e costringe la Regione a proseguire con una gestione quotidiana della risorsa idrica.

Secondo i dati dell’Agenzia regionale, alla sezione di Boara Pisani l’Adige ha fatto registrare una portata media mensile di 80 metri cubi al secondo, contro una media storica di 268 metri cubi al secondo, con una riduzione di circa il 70%. Il valore si colloca addirittura al di sotto del quinto percentile storico, un livello che indica una portata inferiore a quella osservata nella quasi totalità delle rilevazioni effettuate negli ultimi decenni.

Venturini: “Confronto con la media storica, non con il 2025”

L’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini invita a interpretare correttamente i dati.

«Quando leggiamo che l’Adige registra un -70%, è importante chiarire che il confronto non è con l’anno scorso, ma con la media delle serie storiche pluriennali. Significa che il fiume si trova su livelli di anomalia molto marcati rispetto a quanto normalmente ci si aspetterebbe in questo periodo dell’anno».

La situazione interessa anche altri grandi fiumi veneti, come il Bacchiglione e il Po, ma è proprio l’Adige ad avere ripercussioni dirette sul territorio veronese.

Agricoltura veronese in difficoltà

Per salvaguardare innanzitutto gli usi idropotabili e garantire un equilibrio del sistema, la Regione ha disposto una riduzione del 55% dei prelievi irrigui nel Veronese, oltre al taglio del 50% per il Canale LEB e per i consorzi irrigui di valle.

Le recenti piogge cadute in Val di Fassa e in Alto Adige hanno consentito un lieve incremento delle portate, ma non sono state sufficienti a risolvere una situazione che continua a mettere sotto pressione il comparto agricolo lungo tutta l’asta dell’Adige.

Un deficit che parte da lontano

Secondo ARPAV, il progressivo esaurimento dei deflussi è iniziato già nel mese di maggio. Nonostante luglio abbia fatto registrare precipitazioni solo leggermente inferiori alla norma, l’anno idrologico evidenzia ancora un deficit importante.

Dal primo ottobre 2025 al 31 luglio 2026 sono caduti mediamente 696 millimetri di pioggia, contro una media storica di 919 millimetri, con un disavanzo complessivo del 24%.

A peggiorare il quadro contribuiscono anche le temperature eccezionalmente elevate registrate in montagna, che hanno accelerato la fusione della neve residua e dei ghiacciai, mentre le falde della pianura restano su livelli particolarmente bassi.

Gestione quotidiana della risorsa

La Regione Veneto conferma il mantenimento del tavolo permanente con Province autonome, gestori degli invasi, produttori di energia e consorzi di bonifica per coordinare quotidianamente l’utilizzo dell’acqua disponibile.

«Gli equilibri restano molto delicati – conclude Venturini – ma attraverso una gestione condivisa della risorsa possiamo limitare gli effetti della crisi idrica sul territorio e sull’agricoltura».