Il tema del consumo di suolo è stato uno dei pilastri identitari della coalizione che ha sostenuto Damiano Tommasi nella corsa a Palazzo Barbieri. Una parola d’ordine chiara, ribadita nel programma elettorale e nel confronto pubblico: stop alla cementificazione indiscriminata, rigenerazione urbana come priorità, tutela del territorio come valore non negoziabile. Un impegno che ha intercettato un elettorato sensibile alle istanze ambientali e urbanistiche, in larga parte proveniente dall’area progressista e civica.
A distanza di tempo, tuttavia, il bilancio politico su questo fronte appare più sfumato, se non problematico. Le scelte compiute finora dall’amministrazione comunale, lette alla luce delle aspettative generate in campagna elettorale, sollevano interrogativi sulla reale coerenza tra promesse e atti concreti. Dopo il “caso” Marangona, la sensazione, sempre più diffusa, è che il principio del contenimento del consumo di suolo non sia stato declinato con la nettezza annunciata, lasciando spazio a interpretazioni e compromessi che rischiano di tradursi in nuove delusioni.
Se il punto programmatico era quello di segnare una discontinuità netta rispetto al passato, la percezione di una parte dell’elettorato è che tale discontinuità non si sia manifestata con la forza attesa. E quando un tema identitario viene percepito come disatteso, la frattura non è solo amministrativa, ma politica. Perché tocca il rapporto fiduciario tra eletti ed elettori, soprattutto in una coalizione eterogenea che aveva trovato proprio nell’ambiente e nella sostenibilità uno dei collanti principali.
Il quadro si complica ulteriormente se si guarda al dibattito sul PAT, il Piano di Assetto del Territorio, destinato a ridefinire le scelte urbanistiche della città per i prossimi anni. Qui non è difficile ipotizzare nuove tensioni che vanno oltre il confronto tecnico e investono direttamente gli equilibri interni alla maggioranza. È noto, infatti, come l’ala più ambientalista della coalizione, quella che fa riferimento a Michele Bertucco, abbia più volte espresso perplessità e critiche su un’impostazione ritenuta non sufficientemente coraggiosa sul fronte della riduzione del consumo di suolo.
Uno strappo che rischia di diventare politico prima ancora che urbanistico. Perché se il PAT dovesse essere percepito come un arretramento rispetto agli impegni elettorali, la frattura con quella parte di maggioranza diventerà insanabile, rendendo più fragile una coalizione già chiamata a tenere insieme sensibilità molto diverse.
Non è esattamente il miglior viatico in vista delle prossime elezioni amministrative. In un contesto in cui la credibilità dei programmi pesa quanto, se non più, delle alleanze, il tema del consumo di suolo rischia di trasformarsi da bandiera identitaria a terreno di scontro interno. E, soprattutto, a fattore di disaffezione per quell’elettorato che aveva creduto in una svolta netta e senza ambiguità.
La partita è tutt’altro che chiusa. Ma è evidente che, su questo terreno, la coalizione Tommasi si gioca una parte rilevante della propria coerenza politica e della propria capacità di presentarsi, anche in futuro, come alternativa credibile e compatta.
MC





































