Rappresenta circa il 3% dei tumori dell’apparato gastrointestinale, ma è tra le neoplasie più insidiose e aggressive. Il colangiocarcinoma, tumore maligno delle vie biliari, è stato al centro della Giornata mondiale dedicata alla patologia e della quinta edizione del Cholangiocarcinoma International Expert Meeting, ospitato a Verona dal 19 al 21 febbraio.
In Italia sono una decina i centri altamente specializzati per la cura di questa malattia rara, biologicamente complessa e spesso diagnosticata in fase avanzata. Tra questi figura l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, con il Policlinico di Borgo Roma, dove l’assistenza è affidata al gruppo multidisciplinare Giteb (Gruppo interdisciplinare tumori epatobiliari).
Una patologia aggressiva e silente
Il colangiocarcinoma colpisce prevalentemente persone sopra i 60 anni, con una lieve prevalenza maschile. Si tratta di una neoplasia con prognosi spesso sfavorevole: i sintomi iniziali sono aspecifici e il tumore può restare silente a lungo, rendendo frequente una diagnosi tardiva.
I dati epidemiologici evidenziano un aumento dell’incidenza negli ultimi decenni, in particolare per le forme intraepatiche, un trend osservato anche in altri Paesi occidentali.
Fattori di rischio e prevenzione
Tra i principali fattori di rischio figurano le patologie croniche delle vie biliari, come la colangite sclerosante primitiva, i calcoli biliari intraepatici e le malformazioni congenite dei dotti biliari. Nel contesto italiano assumono rilievo anche le epatopatie croniche – in particolare cirrosi ed epatiti B e C – oltre a condizioni metaboliche come obesità e diabete.
Sono oggetto di studio anche fattori ambientali e stili di vita, tra cui il fumo e l’esposizione a sostanze tossiche. L’insieme di questi elementi conferma la natura multifattoriale della malattia e l’importanza di rafforzare prevenzione e diagnosi precoce nei soggetti a rischio.
Le nuove prospettive terapeutiche
Se fino a pochi anni fa le opzioni terapeutiche erano limitate, oggi la ricerca ha aperto scenari nuovi. Al Policlinico di Borgo Roma si applica un approccio integrato che combina chirurgia, chemioterapia, terapie a bersaglio molecolare e immunoterapia, sulla base della caratterizzazione molecolare del tumore.
Il professor Andrea Ruzzenente, direttore della Chirurgia generale ed epatobiliare, sottolinea come il meeting veronese rappresenti «un appuntamento di alto profilo scientifico e di rilevante interesse sociale», con l’obiettivo di promuovere corretta informazione, diagnosi precoce e attenzione ai bisogni assistenziali e sociali dei pazienti. «Gli avanzamenti della ricerca e della tecnologia – evidenzia – hanno migliorato in modo significativo i risultati, aprendo prospettive di terapia sempre più mirate e meno tossiche».
Sulla stessa linea il professor Michele Milella, direttore dell’Oncologia: «Oggi la medicina di precisione ha un ruolo centrale nel colangiocarcinoma. L’integrazione tra chirurgia, chemioterapia, terapie target e immunoterapia sta producendo risultati che fino a pochi anni fa erano impensabili».
Il ruolo delle associazioni
Per la prima volta ha partecipato al convegno veronese anche l’Associazione pazienti italiani colangiocarcinoma (Apic), rappresentata dal presidente Paolo Leonardi. Con circa 120 iscritti e sede a Bologna, l’associazione svolge un’importante funzione informativa, indirizzando i pazienti verso i centri di riferimento e offrendo supporto attraverso mentor che condividono esperienze dirette o indirette della malattia.
«L’alleanza tra clinici e associazioni – osserva Leonardi – è fondamentale, soprattutto per chi affronta una malattia rara. Avere un luogo di confronto e orientamento può fare la differenza».



































