La decisione dell’azienda di chiudere altri punti vendita Coin, tra cui lo storico negozio nel cuore di Verona, arriva a pochi mesi dalla ristrutturazione che avrebbe dovuto segnare il rilancio definitivo del gruppo. Una notizia che ha colto di sorpresa lavoratori e sindacati e che apre un nuovo fronte di crisi nel commercio cittadino.
A pagare il prezzo più alto sono le quaranta lavoratrici e lavoratori del punto vendita veronese, per anni punto di riferimento del centro storico. «Un colpo durissimo – sottolinea Graziella Belligoli, segretaria generale della Filcams Cgil di Verona – non solo per chi ha operato con dedizione e professionalità all’interno del negozio, ma per l’intero tessuto economico della città».
La chiusura rappresenta, secondo il sindacato, un ulteriore segnale delle difficoltà che attraversano il commercio tradizionale, già messo alla prova da trasformazioni strutturali e da una crisi che negli ultimi mesi ha visto altre serrande abbassarsi in centro.
Filcams Cgil ha attivato immediatamente il confronto con delegati e delegate e annuncia che la vertenza proseguirà a tutti i livelli dell’organizzazione sindacale, regionale e nazionale, finché non sarà individuata una soluzione che garantisca la tutela occupazionale. «Il nostro impegno – ribadisce Belligoli – è ottenere il massimo livello di protezione previsto nei casi di chiusura per crisi aziendale».
Il sindacato chiama in causa anche le istituzioni locali, ritenendo che la salvaguardia dell’occupazione e il futuro del commercio non possano essere considerate questioni esclusivamente aziendali. «Coinvolgeremo immediatamente le amministrazioni – conclude la segretaria – affinché si facciano carico insieme a noi della gestione della crisi, monitorando le prospettive del sito e il futuro dei dipendenti».
Per Filcams Cgil è necessario che «ciascuno si assuma le proprie responsabilità», evitando che il peso della crisi ricada interamente sui lavoratori. La vertenza è solo all’inizio.




































