Cinghiali nel Veronese, fino a 35 capi a stagione per ogni cacciatore

 
 

La Giunta regionale del Veneto ha autorizzato anche per la stagione venatoria 2026/2027 il regime di gestione del cinghiale in provincia di Verona. Vengono confermate le modalità di prelievo già sperimentate negli ultimi anni nelle unità gestionali della Lessinia e del Monte Baldo, con modifiche legate all’evoluzione della presenza della specie e dei danni provocati sul territorio.

Il provvedimento interessa complessivamente circa 17.500 ettari di territorio agro-silvo-pastorale, dove il prelievo venatorio si affianca alle attività di controllo della popolazione.

La Regione conferma inoltre le aree nelle quali il cinghiale deve essere sottoposto a eradicazione, in particolare quelle caratterizzate da maggiore antropizzazione, dalla presenza di colture di particolare valore, da esigenze di sicurezza pubblica o da specifiche necessità di tutela ambientale.

«Il cinghiale non si può gestire soltanto quando il problema esplode. Serve continuità», sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura e alle Politiche venatorie Dario Bond, evidenziando la necessità di strumenti di gestione applicati secondo regole precise e sulla base della conoscenza del territorio.

Due cinghiali al giorno per cacciatore

Per la stagione 2026/2027 ogni cacciatore potrà prelevare al massimo due cinghiali al giorno e 35 nell’intera stagione.

Il provvedimento prevede anche la registrazione di ogni capo abbattuto sulla scheda venatoria e sulla scheda di girata, con la raccolta dei dati biologici e biometrici necessari a monitorare l’andamento della popolazione.

Il monitoraggio rappresenta infatti uno degli elementi centrali della gestione. «Questi dati sono importanti quanto gli abbattimenti», spiega Bond, sottolineando la necessità di conoscere come cambia la popolazione, dove si concentra e come si sposta per poter orientare gli interventi delle stagioni successive.

La gestione del cinghiale si inserisce inoltre nelle azioni regionali per il contrasto alla Peste suina africana (PSA).

Il ruolo del monitoraggio e il riferimento a Ispra

Nel provvedimento viene richiamato anche il contributo dell’Ispra, che per la stagione 2026/2027 ha condiviso gli obiettivi regionali di contenimento della presenza dei cinghiali in relazione all’impatto sulle attività agricole e al rischio di introduzione della Peste suina africana.

L’Istituto ha inoltre indicato l’importanza di un’attività accurata di conteggio e monitoraggio, anche sotto il profilo spaziale, della popolazione di cinghiali.

La strategia regionale combina quindi tre strumenti: prelievo venatorio, controllo della specie e monitoraggio, con interventi differenziati in base alle caratteristiche dei territori interessati.

Coldiretti Verona: «Servono risposte concrete e tempestive»

La decisione della Regione viene accolta favorevolmente da Coldiretti Verona, che sottolinea l’impatto della presenza dei cinghiali sulle attività agricole.

«Apprezziamo l’intervento della Regione Veneto e, in particolare, la sensibilità dimostrata dall’assessore Dario Bond, che ha compreso le difficoltà che gli agricoltori stanno vivendo e ha dato una risposta concreta a un problema ormai radicato nel nostro territorio», afferma il presidente di Coldiretti Verona Alex Vantini.

Per l’organizzazione agricola, la gestione della fauna selvatica deve essere affrontata attraverso continuità, programmazione e strumenti applicabili concretamente sul territorio, evitando un approccio limitato alle situazioni di emergenza.

Lo stesso Bond ribadisce che Lessinia e Monte Baldo presentano caratteristiche differenti e che, proprio per questo, gli interventi devono essere calibrati sulle specificità delle singole aree.