Cibo, niente accusa di spaccio: resta il processo per coltivazione e detenzione

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L’arresto di Pier Paolo Spinazzè, in arte “Cibo”, è stato convalidato. Il giudice non ha disposto misure cautelari e, per il momento, non viene contestata la commercializzazione della cannabis. La difesa: «Uso terapeutico, in farmacia non sempre la trovo»

Cade, almeno per il momento, l’accusa di spaccio nei confronti di Pier Paolo Spinazzè, il writer veronese di 44 anni conosciuto con il nome d’arte di “Cibo”, arrestato martedì dalla Guardia di Finanza insieme a un’altra persona dopo essere stato sorpreso in una coltivazione di cannabis a San Giovanni Lupatoto.

L’arresto è stato convalidato dalla giudice Clara Aprea, ma non sono state disposte misure cautelari. Spinazzè e l’altra persona coinvolta restano quindi liberi in attesa della prosecuzione del procedimento, fissata per il 19 novembre.

La contestazione si ridimensiona

Secondo quanto emerso nell’udienza, la Procura contesta la coltivazione e la detenzione di sostanza stupefacente, mentre al momento non sarebbero emerse prove sui telefoni sequestrati che dimostrino una commercializzazione illecita della marijuana. Viene quindi meno, allo stato attuale, l’ipotesi dello spaccio.

La vicenda nasce dalla scoperta, da parte della Guardia di Finanza, di due coltivazioni allestite in un’area boschiva demaniale nei pressi dell’Adige, nel territorio di San Giovanni Lupatoto. Le piante individuate erano una ventina, alte fino a circa due metri, per un peso lordo complessivo superiore ai 60 chili. Saranno le analisi di laboratorio a stabilire il quantitativo di principio attivo e le eventuali dosi ricavabili.

La difesa: «Cannabis per uso terapeutico»

Durante l’udienza Spinazzè ha spiegato di utilizzare cannabis per finalità terapeutiche e di avere difficoltà a reperire quella prescritta in farmacia. Il suo avvocato Denis De Marchi ha prodotto un certificato medico relativo all’uso terapeutico.

Il writer ha riferito di assumere fino a due dosi al giorno e di utilizzare la cannabis anche per preparare tisane o dolci, sostenendo di aver riscontrato benefici soprattutto a livello articolare. «Ho sbagliato, ma ho deciso di coltivarla perché il dolore è insopportabile», è la spiegazione riportata dal Corriere del Veneto.

Le indagini della Guardia di Finanza

Le coltivazioni erano state individuate attraverso i sorvoli effettuati dagli elicotteri della Guardia di Finanza. Successivamente gli investigatori avevano installato alcune videocamere nella vegetazione, documentando la presenza di Spinazzè nell’area già nelle settimane precedenti all’arresto.

Nel bosco erano inoltre presenti sistemi di irrigazione e fototrappole. Le piante sono state sequestrate insieme alle attrezzature utilizzate per la coltivazione.

Le polemiche politiche

L’arresto aveva aperto anche un fronte politico a Verona, soprattutto sul rapporto tra il writer e l’Amministrazione comunale. Alcuni esponenti della destra avevano chiamato in causa l’assessore alle Politiche giovanili Jacopo Buffolo, chiedendo chiarimenti sulle iniziative pubbliche che avevano coinvolto Spinazzè.

Le contestazioni politiche, tuttavia, restano distinte dal procedimento penale. Al momento il dato giudiziario è che l’arresto è stato convalidato, che non sono state applicate misure cautelari e che l’accusa di spaccio non risulta contestata nella prosecuzione del procedimento.

Il prossimo appuntamento in Tribunale è fissato per il 19 novembre. Sarà il prosieguo del procedimento a chiarire le eventuali responsabilità penali relative alla coltivazione e alla detenzione della cannabis.