Dalla base del cranio fino alle caviglie, la Chirurgia vascolare si occupa delle patologie dell’apparato circolatorio in quasi tutti i distretti del corpo, ad esclusione del cuore. A Verona, l’Unità operativa complessa di Chirurgia vascolare dell’AOUI celebra il primo decennale di attività confermandosi oggi come hub regionale di riferimento, con migliaia di pazienti curati ogni anno e risultati clinici in costante miglioramento.
Era il 2015 quando il professor Gian Franco Veraldi assunse la guida della struttura appena costituita. Da allora il reparto ha conosciuto una crescita continua, sia sul piano delle risorse umane sia su quello dell’innovazione tecnologica, diventando un punto di riferimento per la gestione delle patologie vascolari complesse a tutte le età.
Malattie che fino a pochi anni fa non avevano risposta o conducevano a esiti drammatici, come l’amputazione dell’arto inferiore, oggi vengono trattate con successo. In particolare, la rivascolarizzazione periferica delle gambe non ha più limiti anagrafici: anche pazienti ultraottantenni, un tempo esclusi dal trattamento chirurgico, possono essere operati con buoni risultati, salvando l’arto e migliorando la qualità di vita.
Fondamentale anche il trattamento degli aneurismi, dilatazioni patologiche delle arterie che possono evolvere in rotture improvvise e gravissime emorragie. L’aneurisma dell’aorta, che può estendersi dall’arco al tratto toraco-addominale, colpisce soprattutto uomini ultrasessantenni, spesso in assenza di sintomi. La diagnosi precoce e il controllo dei fattori di rischio – ipertensione, obesità e fumo – restano elementi decisivi. In questi casi, la sopravvivenza è oggi più elevata grazie alla rete territoriale di emergenza e all’esperienza dell’équipe veronese nella gestione delle situazioni più complesse.
L’attività della Chirurgia vascolare comprende anche il trattamento delle stenosi carotidee, responsabili di eventi gravi come ictus e TIA, la cura delle vene varicose e la realizzazione delle fistole artero-venose per i pazienti in dialisi.
I numeri raccontano la dimensione del reparto. L’Uoc diretta dal professor Veraldi può contare su sette chirurghi, oltre al direttore e a due dottoresse in formazione specialistica. L’équipe partecipa regolarmente a programmi di aggiornamento in Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Ogni anno vengono effettuati circa mille interventi: 150 sull’aorta, 150 sulle carotidi, 200 rivascolarizzazioni periferiche, 100 fistole per dialisi, 250 trattamenti flebologici, 150 interventi per traumi vascolari e aneurismi viscerali. Il 30% delle operazioni avviene in urgenza; il 60% è eseguito con tecniche endovascolari mini-invasive, mentre il restante 40% con chirurgia tradizionale open.
Un ruolo chiave è svolto dall’innovazione tecnologica. A Verona vengono utilizzate protesi ed endoprotesi di ultima generazione, dispositivi automodellanti che riducono i tempi operatori e i rischi post-operatori, con particolare beneficio per i pazienti più anziani. Il costo di questi strumenti varia dai 10 ai 40 mila euro per singolo dispositivo, ma consente interventi più sicuri ed efficaci.
Tra le tecnologie più avanzate figurano le nuove endoprotesi per l’arco dell’aorta e l’aorta toraco-addominale, impiantate con tecniche mini-invasive attraverso piccoli accessi agli inguini e una micro-incisione ascellare. L’utilizzo di stent di ultima generazione, come il BeFlared, permette un posizionamento estremamente preciso e una riduzione dei tempi operatori da cinque a circa due ore. L’AOUI di Verona è stata la prima in Veneto e la seconda in Italia a impiegare queste soluzioni.
Il bilancio del decennale è stato al centro del “Vascular Symposium Verona”, congresso svoltosi in Camera di Commercio, che ha riunito specialisti dei principali ospedali italiani e internazionali. Il confronto multidisciplinare ha toccato sette aree chiave: chirurgia arteriosa periferica, patologia aortica e carotidea, accessi vascolari per emodialisi, distretto venoso, traumatologia vascolare e chirurgia oncologica vascolare.
«Ripensando a questi primi dieci anni – ha sottolineato il professor Veraldi – emergono la lungimiranza di chi ha creduto nella nascita del reparto e la crescita straordinaria del nostro gruppo, giovane ma altamente qualificato. Senza il sostegno dell’Azienda ospedaliera universitaria e dell’Università, che hanno investito sull’innovazione, non avremmo raggiunto questi risultati, ottenuti a esclusivo beneficio dei pazienti».





































