Il centrodestra veronese comincia a scaldare i motori in vista delle amministrative del 2027. E lo fa lontano dai palazzi della politica, in alta quota, con un incontro che assume però un significato tutt’altro che casuale.
A Bosco Chiesanuova, ospiti del sindaco Claudio Melotti, si sono ritrovati alcuni dei principali esponenti del centrodestra veronese: Flavio Tosi per Forza Italia, Ciro Maschio per Fratelli d’Italia, Paolo Borchia per la Lega e Matteo Gasparato per Verona Domani, insieme al presidente della Provincia Flavio Pasini, al sindaco di San Giovanni Lupatoto Attilio Gastaldello e agli esponenti leghisti Rando e Castioni.
A sintetizzare il senso dell’incontro è stato proprio Ciro Maschio con un post su Facebook, che ha parlato di un “centrodestra al lavoro, in un clima di amicizia e collaborazione, per le importanti sfide del 2027, a partire da Verona”, ringraziando Melotti per l’ospitalità.
Parole che raccontano un passaggio politico importante: il centrodestra vuole arrivare alla prossima primavera elettorale evitando soprattutto gli errori del passato e, prima ancora di individuare il candidato, costruendo le condizioni per presentarsi unito.
La partita del candidato sindaco
Il nodo principale resta naturalmente quello del candidato sindaco di Verona.
Il nome non è ancora stato ufficializzato e, soprattutto, non sembra esserci al momento una scelta definitiva condivisa da tutte le componenti della coalizione. Da mesi, però, il confronto è aperto e diversi sono i profili che vengono indicati come possibili protagonisti della partita.
Tra i nomi emersi nel dibattito politico ci sono quelli di Daniele Polato, esponente di Fratelli d’Italia e di Flavio Tosi. Ma negli ultimi mesi si è rafforzato anche il nome di Matteo Gasparato.
Tosi, intervenendo nei mesi scorsi sulla partita delle amministrative, aveva indicato una strada precisa: niente candidature imposte dalle singole forze politiche e scelta del candidato “più forte”, anche attraverso i sondaggi.
Una posizione che fotografa bene il problema che il centrodestra dovrà affrontare: trovare un nome capace non soltanto di ottenere il consenso del proprio partito, ma di mettere insieme anime, storie e sensibilità differenti.
Dopo il 2022, la parola d’ordine è unità
È questo il vero punto della partita.
Nel 2022 la divisione tra il fronte guidato dall’allora sindaco Federico Sboarina e quello di Flavio Tosi contribuì in maniera determinante alla vittoria di Damiano Tommasi. Il centrodestra arrivò alle urne diviso e il centrosinistra riuscì a conquistare Palazzo Barbieri.
Da allora, l’obiettivo dichiarato dalle diverse forze del centrodestra è stato quello di evitare una nuova frattura.
Il percorso, però, non è stato sempre semplice. Anche per questo la fotografia scattata a Bosco Chiesanuova assume un valore politico: Tosi, Maschio, Borchia e Gasparato allo stesso tavolo, insieme agli altri rappresentanti della coalizione, rappresentano plasticamente la volontà di cercare una sintesi.
Non significa che la partita sia chiusa. Anzi.
Significa che il confronto è entrato in una fase più concreta.
Il centrosinistra parte dalla continuità
Dall’altra parte, il centrosinistra sta lavorando sulla prospettiva di una conferma di Damiano Tommasi. Il Partito Democratico veronese ha già approvato una mozione che punta alla continuità dell’esperienza amministrativa e alla conferma dell’attuale sindaco, chiedendogli di sciogliere la riserva sulla ricandidatura.
Il centrodestra, dunque, non può più permettersi tempi lunghi.
La sfida del 2027 si avvicina e la coalizione dovrà mettere sul tavolo non soltanto il nome del candidato, ma anche un progetto complessivo per la città. Sicurezza, viabilità, mobilità, decoro urbano, commercio, grandi opere e sviluppo economico saranno inevitabilmente alcuni dei temi destinati a caratterizzare la campagna elettorale.
L’alta quota come primo segnale
Per ora, nessuna investitura e nessun annuncio ufficiale.
Ma la riunione di Bosco Chiesanuova manda comunque un messaggio politico chiaro: il centrodestra vuole arrivare al 2027 compatto e sta iniziando a mettere intorno allo stesso tavolo le sue diverse componenti.
Il candidato sindaco arriverà più avanti. Prima, evidentemente, bisognerà trovare l’equilibrio tra i partiti e le diverse leadership.
E quella fotografia in montagna, con i principali protagonisti del centrodestra veronese riuniti insieme, può essere letta proprio come l’inizio di questo percorso.
La partita per Palazzo Barbieri, insomma, è già cominciata.
































