Centrodestra, la carta Gelmetti tra opportunità e insidie

 
 

Da settimane il dibattito nel centrodestra veronese ruota attorno a una domanda: chi sarà lo sfidante di Damiano Tommasi alle prossime elezioni comunali? Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza, quello di Matteo Gelmetti continua a raccogliere consensi, pur con una considerazione: in politica partire troppo presto può trasformarsi in un boomerang.

È il principale elemento di cautela che accompagna la sua possibile candidatura. La storia elettorale insegna che i primi nomi lanciati finiscono spesso per consumarsi durante i lunghi mesi delle trattative, delle indiscrezioni e dei veti incrociati. Esporsi con troppo anticipo significa diventare inevitabilmente il bersaglio del confronto politico e rischiare di arrivare alla campagna elettorale con parte del capitale politico già eroso.
Ma, accanto a questo rischio, c’è un elemento che continua a rafforzare la posizione del senatore di Fratelli d’Italia.
Per prassi e per peso elettorale, la scelta del candidato sindaco del centrodestra a Verona spetta infatti a Fratelli d’Italia, oggi primo partito della coalizione. Ed è proprio all’interno del partito che Gelmetti viene indicato come uno dei profili più credibili per guidare la sfida a Palazzo Barbieri. Non solo.
Secondo quanto filtra dagli ambienti della coalizione, anche Flavio Tosi vedrebbe favorevolmente una convergenza sul suo nome. Un elemento tutt’altro che secondario, considerando il peso politico e amministrativo dell’ex sindaco e il ruolo che continua a esercitare negli equilibri del centrodestra veronese. È forse questo il vero punto di forza della candidatura Gelmetti. Più ancora del profilo personale, conta la capacità di rappresentare una sintesi tra le diverse anime della coalizione. Dopo l’esperienza del 2022, conclusasi con una corsa divisa che ha favorito il centrosinistra, il centrodestra è consapevole di non potersi permettere una nuova frammentazione.
L’obiettivo condiviso è arrivare al voto con un solo candidato, sostenuto convintamente da tutti i partiti e dalle liste civiche dell’area moderata.
In questo quadro, Gelmetti appare oggi come una delle figure in grado di raccogliere un consenso trasversale. Da un lato rappresenta il partito che ha il diritto politico di esprimere il candidato; dall’altro non sembra incontrare particolari resistenze tra gli alleati, condizione indispensabile per costruire una coalizione competitiva.
Naturalmente la decisione definitiva richiederà ancora tempo. Le interlocuzioni tra i partiti proseguiranno nei prossimi mesi e difficilmente il nome verrà ufficializzato prima della fine dell’anno.
Ma una tendenza sembra ormai delinearsi. Se il rischio è quello di bruciare troppo presto un candidato che oggi appare forte, il vantaggio è avere individuato un profilo capace di tenere insieme il centrodestra nel momento in cui l’unità rappresenta la condizione essenziale per tornare competitivi nella corsa a Palazzo Barbieri.
Per questo motivo, al netto della prudenza che accompagna ogni partita politica, Matteo Gelmetti continua a essere il nome che, più di altri, sembra avvicinare Fratelli d’Italia, gli alleati e quell’elettorato di centrodestra che chiede soprattutto una cosa: arrivare alle elezioni con una coalizione compatta.

MC