Centro storico tra catene e food, Borchia: “Rischiamo di perdere identità”

 
 

In dodici anni sono scomparsi circa 150 negozi al dettaglio, con una riduzione complessiva del 23,3 per cento delle attività commerciali. È il dato che rilancia il dibattito sul futuro del commercio cittadino, al centro dell’intervento di Paolo Borchia, capodelegazione al Parlamento europeo e segretario provinciale della Lega.

Secondo i numeri diffusi dall’Osservatorio sulla demografia d’impresa di Confcommercio e dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, aggiornati a giugno 2024, nel Comune di Verona i negozi del centro storico sono passati da 713 a 565 unità, mentre nelle aree esterne al centro si è scesi da 1.648 a 1.209 attività. I quartieri più colpiti risultano Borgo Venezia, Borgo Milano e Veronetta.

«Nei nostri quartieri sono sempre meno le botteghe e si riducono i servizi essenziali. Non possiamo permettere che Verona perda la sua vitalità economica e sociale oltre che la sua identità», afferma Borchia, che punta il dito contro quella che definisce una progressiva trasformazione del centro storico in un distretto dominato da grandi catene e multinazionali legate al settore food.

Secondo l’esponente della Lega, la chiusura delle attività tradizionali comporta effetti rilevanti: meno servizi di prossimità, minore presidio sociale, aumento dei locali sfitti con ricadute su decoro e sicurezza, oltre a una riduzione dell’attrattività complessiva del centro.

Da qui la richiesta al Comune di un piano organico di interventi: sgravi fiscali e riduzione della pressione locale – in particolare su TARI e IMU – incentivi alle botteghe storiche e alle microimprese, programmi di rigenerazione urbana per i quartieri e misure per migliorare sicurezza e accessibilità.

«Questi numeri sono un segnale chiaro che Verona non può ignorare. Senza interventi concreti i negozi di vicinato rischiano di sparire», conclude Borchia, rilanciando la necessità di un confronto politico sul futuro commerciale della città.