Case di Comunità, Bigon: «Valorizzare le Medicine di Gruppo»

 
 

La transizione verso le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) non deve tradursi nello smantellamento delle Medicine di Gruppo e delle Medicine di Gruppo Integrate (MGI). È l’appello lanciato dalla consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, che richiama l’attenzione sulle preoccupazioni emerse in diversi territori veneti, a partire dal Veronese.

«La transizione verso le Aggregazioni Funzionali Territoriali non deve trasformarsi nello smantellamento delle Medicine di Gruppo e delle Medicine di Gruppo Integrate, un modello virtuoso che per anni ha garantito cure di prossimità, alleggerendo i Pronto Soccorso dagli accessi impropri», sottolinea Bigon.

Secondo la consigliera dem, il nuovo assetto organizzativo rischia infatti di disperdere l’esperienza maturata dalle MGI e di avere conseguenze anche sul personale che lavora al loro interno.

«Il passaggio al nuovo schema organizzativo rischia di disperdere l’esperienza delle MGI e di mettere a rischio il posto di lavoro del personale di segreteria e infermieristico», afferma Bigon.

Una preoccupazione che si inserisce in un quadro regionale già segnato dalla carenza di medici di medicina generale e di continuità assistenziale e dalle difficoltà nell’avvio delle nuove Case di Comunità Hub.

«Tutto questo accade mentre la carenza di medici di medicina generale e di continuità assistenziale attanaglia la sanità regionale e le nuove Case di Comunità Hub stentano a partire. Non possiamo permetterci di perdere risorse e competenze fondamentali», aggiunge la consigliera.

La proposta avanzata da Bigon punta quindi a mettere in relazione il nuovo modello previsto dalla programmazione sanitaria con una rete di presidi già presente sul territorio.

«La Regione Veneto riconosca e accrediti ufficialmente le Medicine di Gruppo e le MGI idonee trasformandole nelle Case di Comunità Spoke, previste una ogni 20mila abitanti», propone la consigliera regionale.

L’obiettivo sarebbe quello di mantenere una presenza sanitaria il più possibile capillare, evitando che la riorganizzazione comporti una concentrazione dei servizi e ulteriori spostamenti per i cittadini.

Secondo Bigon, la valorizzazione delle strutture esistenti consentirebbe inoltre di garantire continuità al personale di supporto e di contribuire a ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere.

«Mantenere presidi capillari evita la centralizzazione dei servizi, garantisce continuità al personale di supporto ed evita di scaricare ulteriori pressioni sulle strutture ospedaliere», conclude.

Per la consigliera del Pd, serve quindi una programmazione che accompagni la trasformazione organizzativa senza disperdere quanto già costruito: «Serve una programmazione seria che valorizzi quanto costruito finora, dando certezze ai medici, ai lavoratori della sanità e soprattutto ai cittadini veneti».