Il Bacanal del Gnoco sceglie Monteforte d’Alpone e si sfila dalla sfilata del Venardì Gnocolar del 13 febbraio 2026, segnando una frattura senza precedenti tra il Papà del Gnoco e la città di Verona proprio nel momento simbolicamente più alto del Carnevale.
La decisione, maturata all’interno del Comitato Bacanal del Gnoco e dei comitati aderenti all’Associazione Carnevale Storico di Verona, è stata assunta in piena autonomia e arriva dopo i ripetuti inviti rivolti dal Comune a partecipare comunque alla sfilata cittadina, indipendentemente dal soggetto organizzatore. Inviti rimasti senza risposta.
Una scelta che, di fatto, allontana volontariamente alcune delle maschere storiche dal centro cittadino, alimentando un clima di tensione che da mesi accompagna la gestione del Carnevale e che ormai molti veronesi percepiscono come una telenovela logorante, ben lontana dallo spirito di festa.
Sul caso interviene duramente anche il Partito Democratico, che parla apertamente di una gestione opaca e di pretese giudicate inaccettabili.
«Crediamo di interpretare il sentimento di tanti cittadini veronesi – afferma il segretario provinciale Pd Franco Bonfante – nel definire scandalose le pretese di Valerio Corradi, presidente dimesso ma ancora in carica del Bacanal del Gnoco».
Secondo Bonfante, fin dall’inizio la vicenda sarebbe stata «annacquata nella retorica dei valori secolari», nel tentativo di mascherare una gestione che il Pd definisce poco trasparente. «Chi si occupa della cosa pubblica – prosegue – e il Carnevale è una delle principali manifestazioni della città, deve mantenere un comportamento più che specchiato».
Il segretario dem richiama inoltre i rilievi dell’Amministrazione comunale e la revoca di finanziamenti ministeriali dopo le contestazioni mosse dal Ministero della Cultura: una condanna per bancarotta fraudolenta a carico del legale rappresentante del Bacanal e un’altra per lesioni personali e falsità materiale riferita a un membro del direttivo. Un quadro definito «allarmante», confermato – sottolinea il Pd – anche dall’ordinanza del Tar del Veneto, che ha dato ragione al Comune.
Nonostante ciò, secondo Bonfante, Corradi continuerebbe ad «accampare esclusive sul Carnevale» e a tentare di boicottare la sfilata cittadina. «È davvero il colmo – attacca –. Il Carnevale è patrimonio collettivo, non un feudo personale».
Sul piano amministrativo, Palazzo Barbieri respinge l’idea di un presunto “esilio” del Papà del Gnoco. L’Amministrazione Tommasi parla di scelta autonoma del Bacanal e ricorda come non esista alcuna titolarità esclusiva sull’organizzazione del Venardì Gnocolar. Fino al 2017, infatti, la manifestazione era curata da un comitato unitario cittadino, mentre solo dal 2018 il Bacanal ha ottenuto l’autorizzazione, senza che ciò comportasse diritti permanenti.
Durissime anche le parole dell’assessora alla Cultura Marta Ugolini, che respinge le accuse di persecuzione: «Qui non c’è alcun esilio. L’esilio è una pena subita, non una trasferta scelta liberamente. Per una questione di principio si è deciso di autocondannarsi a una gita in provincia. Più che una tragedia, sembra una farsa».
Il Venardì Gnocolar del 13 febbraio, intanto, si farà. Senza il Bacanal, ma – ribadiscono Comune e Pd – nel rispetto della legalità, della trasparenza e della natura collettiva del Carnevale di Verona.




































